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Tutto accade oggi

Di: Sebastiano Zanolli

Una riflessione di Sebastiano Zanolli sull'importanza dell'essere connessi

 

Vi siete accorti che tutto accade oggi?
E’ un riflessione che mi rapisce di sera. Prima di andare a dormire.
Quando mi accorgo che ieri è andato per sempre e nulla lo farà tornare né cambiare.
Quando sento che domani è solo una speranza. Una ipotesi. E lo vedo evanescente e tremolante come la fiamma di una candela.
Sospeso, quindi, tra un souvenir e una schedina del lotto non giocata.
Oggi si è vecchi a quarant’anni, si è troppo inesperti a trenta.
Tutta la vita si gioca secondo il sentire comune nei dieci anni di mezzo tra questi due cataclismi anagrafici.
Dobbiamo fare tutto li. Diventare ricchi e famosi, soddisfatti e felici, rockstar e genitori assennati.
Troppo giovani e troppo vecchi per entrare negli spot che richiedono solo capacità di acquisto.
Non posso fare a meno di credere che tutto sommato mi è andata bene.
Sono ancora qui per raccontare quello che mi è successo e a immaginare ciò che mi succederà.
E pensare che secondo un bel po’ di libri di management sono già una di quelle risorse che teoricamente non conviene più.
Troppo costoso rispetto ad altre, troppo irrigidito per la velocità del mondo, troppe rughe per venire fuori bene nella foto aziendale o rilasciare interviste.
Ma solo pochi anni fa ero troppo giovane per avere competenza, troppo bambino per esprimere serietà, troppo rivoluzionario per potersi fidare.
Già, sono proprio fortunato. Questi discorsi, per ora a me nessuno li ha fatti.
Ma me li aspetto, prima o poi.
E’ per questo che non mi basta sentirmi fortunato e continuare a ruminare senza espormi..
Quello che voglio è riavere il presente.
Quello che desidero è ricordare continuamente che la partita delle qualificazioni è ora.
Anche a quaranta, anche a cinquanta, anche a sessanta e probabilmente anche a settanta come lo è a venti o a trenta.
Solo ora.
Sempre ora.
E non c’è prima e non c’è dopo.
C’è ora.
L’unica, specialissima, esclusiva, formidabile possibilità è ora.
Ma ascoltate un po’…
Siamo in un mondo ridisegnato dalle nuove tecnologie.
Siamo il centro e la periferia di una nuova struttura sociale che si chiama worldwideweb e non c’è da maledirla ma da abbracciarla.
Internet è qui ed è qui per restare.
Ha portato ipervelocità, iperconoscenza, iperconfusione, iperperdita di sicurezza.
A ciascuno la sua fetta di caos ed opportunità e senza caos non vi è mai opportunità.
Non so se siano legati, ma so che quando si presenta uno, come fulmine e tuono, è presente anche l’altro.
Ora, se avete notato la discesa nell’abisso della deresponsabilizzazione a cui siamo invitati e condotti per mano dai giornali e dalle televisioni, emanazioni del potere della pubblicità, potete seguirmi altrimenti penso sia il caso di lasciarci qui.
Riappropriarci della possibilità di dire la nostra, di collegarci, di bypassare filtri e censure politici, culturali, sociali e commerciali è a portata di mano.
Ed è la prima volta su questa scala.
Internet lo permette. Per ora. E speriamo che duri.
Certo, c’è chi ne è escluso, ma ne verrà incluso presto se gli inclusi odierni decideranno di fare la cosa giusta.
E la cosa giusta è connettersi, connettersi, connettersi.

 

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