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Di: Sebastiano Zanolli
Sebastiano Zanolli parla del senso della formazione, oggi.
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Formazione. Ormai siamo talmente saturi di proposte formative da saltare a piè pari gli annunci con cui scuole, organizzazioni, regioni, comuni, università , privati riempiono giornali, siti, riviste, volantini. Formiamo tutti su tutto. Metà della popolazione si propone di fare da coach all’altra metà in qualsiasi campo. Mi chiedo cosa succederà quando tutti vorranno insegnare a vivere al prossimo. Il cortocircuito sarà comico. Tutti maestri. Nessun scolaro. Dovremo rivalutare il ruolo dei bidelli. A parte l’ironia, esiste veramente la necessità di fare un punto sulla situazione della domanda e dell’offerta in tema di istruzione e formazione. I criteri di qualificazione sono saltati ed esiste solo un mercato in cui chiunque può farsi avanti e alla qualità dei contenuti si sovrappone in modo aggressivo la capacità promozionale del marketing d’attacco. Non che questo sia un male in se. Parte dell’offerta formativa anche quella non tradizionale, non canonica, non istituzionale ha una bontà intrinseca e degli indubbi benefici da apportare. Ma rimane che la proliferazione dissennata di corsi, seminari, incontri è frutto di un fenomeno sconvolgente a livello planetario. La paura. La paura è il nuovo catalizzatore che ha fatto esplodere un mercato che fino all’11 settembre navigava sottoriva per rispondere ad desiderio di migliorare. Poi tutto il resto, afganistan, cecenia, iraq, beslan,madrid, tsunami, fango, rapimenti, pedofili, rapine,terrorismo, tasse, tagli occupazionali, euro, bond argentini, cirio, parlamalat, enron…e non vado né in ordine né elenco tutto… Adesso si tratta di sopravvivenza. Li percepiamo come tempi di guerra, Entrare in metropolitana ti fa pensare a come poterne uscire. Cercare un lavoro assomiglia alla corsa all’oro del 1879 nello Yukon. Credere ad un aumento di stipendio assomiglia alla richiesta di grazia alla Madonna di Czestochowa. Pensare alla pensione è come fare atterrare l’Apollo 13. Certo stiamo meglio di 20 anni fa o di 200 anni fa ma almeno per il nostro cervello, per la nostra anima, per il nostro cuore siamo in tempi di guerra. Nessuna rassicurazione placa questo pensiero. E quando nel nostro cervello pensiamo di lottare per sopravvivere anziché per migliorare allora siamo pronti ad acquistare tutto quello che ci si para davanti promettendo certezze e guarigioni. Una specie di assicurazione per quanto nessuno qui ci possa assicurare un bel nulla. Per la prima volta ci dicono che il futuro non sarà necessariamente migliore del passato. Ed è probabile sarà così. Ed è questo che ci spaventa. Eravamo sicuri di una ascesa continua ed invece. Deve essere un pò quello che hanno provato i cittadini romani durante le invasioni barbariche nel quarto secolo o il sentimento degli ultimi soldati giapponesi a Iwo Jima nel 1945. A questo punto il terreno è pronto per lanciare un bel piano di marketing di guerra che sfrutti l’angoscia latente. Che sfrutti il nuovo bisogno. Bisogno di provare, di sentire, di avvertire il senso di controllo su una situazione che di fatto non controlliamo più. Eccoti pronti allora corsi e seminari su ogni competenza, skill, approfondimento,materia e metodologia. Buoni, cattivi, bene o male organizzati, raffazzonati o organizzatissimi c’è tutto ed il contrario di tutto su questo mercato che, dimentico del fatto che sta trattando una merce diversa, ha ridotto tutta la proposta educativa ad una poltiglia irriconoscibile dove il formatore è quello che parlava con piglio serio della sua durissima dieta da fotomodello al maurizio costanzo show, ed ha la stessa valenza di rita levi di montalcini, dove se sei uscito come campione dal grande fratello allora spieghi come si sta al mondo anche a don mazzi o a gino strada. Come la salute anche l’educazione è una merce particolare. Con cui non si scherza visto che ha in se i semi del nostro futuro e di quello dei nostri figli. |