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Grandi menti: una interessante intervista con Michael Gelb

Di: Marcia Conner

Già autore del libro "Pensare come Leonardo", Michael Gelb sta continuando il suo lavoro sui grandi geni dell'umanità. In questa intervista a Marcia Conner, alcune delle sue più recenti scoperte.

 

Forse sono eccentrica, ma l'idea di studiare i grandi pensatori della storia, sicuramente sembra un gran lavoro. Michael Gelb fa di più che condurre semplicemente ricerche sui geni, egli trova degli schemi nel loro modo di pensare e illustra come la loro esperienza possa essere applicata alle situazioni di tutti i giorni. Dalla sua nuova casa nell'area di New York, dove sta lavorando a un nuovo libri che delinea le caratteristiche di un maggior numero di pensatori rispetto al suo best-seller "Pensare come Leonardo", Gelb ci ha spiegato, tra risate e pause di riflessione, come i grandi pensatori fanno la differenza nella società e sono potenzialmente la chiave per raggiungere i limiti delle capacità umane.

Conner: Che cosa ha imparato su come alcuni grandi pensatori lavoravano che possa aiutare ogni persona a lavorare meglio, ad essere più prezioso per la propria organizzazione, o a condurre un vita più produttiva?

Gelb: Beh, la prima cosa è che molte persone non pensano - perché non hanno mai imparato come farlo. Il pensiero è un'abilità che noi, volenti o nolenti, sviluppiamo in maniera quasi causale e nel tempo, e spesso acquisiamo abitudini che limitano la nostra capacità di pensare. Mi piace citare George Bernard Shaw, che diceva "Le persone odiano pensare, fanno di tutto per non farlo. Io mi sono creato una fama internazionale facendolo una volta o due alla settimana".

Quando parliamo di pensiero, crediamo di sapere di che cosa parliamo, ma ci sono svariati tipi di pensiero. Quando dico che le persone non sanno pensare, intendo dire che non sono state istruite a pensare in modi diversi. La distinzione più semplice è quella tra pensiero critico e pensiero creativo. I migliori pensatori sono in grado di integrare questi due modi di pensare. Questa è una delle caratteristiche distintive delle grandi menti: sono capaci di guardare i problemi da una prospettiva critica con argomenti logici.

Conner: Che cosa mi dice della capacità di generare nuove idee?

Gelb: Questo è il pensiero creativo. Ma, per generare nuove idee e possibilità noi spesso ci guardiamo indietro per analizzare le cose in maniera critica. È una questione semplice, ma incredibilmente ricca di implicazioni. Per prima cosa, tu impari ad essere un buon pensatore critico; è ciò che si presume faccia la scuola per te - e qualche volta lo fa, qualche altra no. Ma nessuno ci aiuta ad apprendere le abilità del pensiero creativo: come generare nuove idee, come essere innovativo, come guardare ai problemi da prospettive diverse, come uscire dal modo abituale di considerare i problemi e quindi proporre nuove possibilità. Noi torniamo al pensiero critico per analizzare, criticare, scoprire i punti deboli.

Conner: Molte persone pensano di essere dei buoni pensatori. Che cosa possiamo fare per loro?

Gelb: Per prima cosa, analizziamo alcuni diversi modi di pensare. Un tipo di pensiero guarda alle informazioni il più oggettivamente possibile, solo per investigare i fatti, per fare inchieste, per raccogliere dati nella maniera più obiettiva. Questo è un modo di pensare. Un altro modo è quello di fare ciò che stiamo facendo noi: riflettere sul pensiero.

Conner: Meta-pensiero?

Gelb: Meta-pensiero. Esatto. È molto utile per persone conducono incontri in cui, mentre qualcuno crede che stiano favorendo il pensiero creativo, in realtà stanno pensando in maniera critica. A questo punto, c'è bisogno di qualcuno in grado di fare un passo indietro e puntualizzare questo fatto.

Le persone dicono: "Facciamo brainstorming", ma cominciano a criticarsi l'un l'altra e poi si meravigliano di quel che succede dell'atmosfera di comunicazione aperta e pensiero creativo. Comincia pensando ai fatti nella maniera più obiettiva possibile.

Quando rifletti sul pensiero, pensi ai benefici di un'idea - cercando i punti di forza ed i lati positivi di quanto proposto. Quindi ci rimane soltanto la fase del "generare idee diverse" (spesso chiamata brainstorming), che io chiamo "la fase generativa del processo creativo", in cui si cerca di concepire un gran numero di idee e pensieri.

Quindi possiamo guardare i benefici di queste idee e poi possiamo praticare il pensiero critico, fare gli avvocati del diavolo, guardare ai lati deboli di un'idea. Questo è un elemento importante nel pensiero e nella risoluzione dei problemi, ma molte persone lo fanno prematuramente, prima di aver generato le idee o prima di aver di aver sistemato tutti i fatti.

Essi abitualmente prestano attenzione ai motivi per cui le cose non funzionano, per via del fattore x del pensiero, che descrive il modo in cui l'emozione influenza il nostro modo di guardare i problemi.

L'emozione può talvolta accecarci, così non vediamo quanto siamo coinvolti o come essere più efficaci. A volte le persone sostengono un'idea non perché ci hanno effettivamente pensato, ma perché gli fa comodo. Altre volte le persone si oppongono ad un'idea non per ragioni razionali che potrebbero esprimere, ma piuttosto perché semplicemente l'idea non gli piace. Imparare a separare i sentimenti dai pensieri è una grande, grande sfida per divenire più efficaci in ogni aspetto della vita.

Conner: Ma, può ognuno di noi separare realmente i sentimenti dai pensieri?

Gelb: No. Circola un'illusione nell'ambiente scientifico, accademico e degli affari: che la gente possa eliminare completamente i sentimenti. Non funziona. La cosa importante è riconoscere i sentimenti, comprendere il ruolo che giocano e capire come essi potrebbero influenzare il nostro pensiero, in modo da poter analizzare più chiaramente qualsiasi cosa su cui stiamo lavorando.

Una parte processo di apprendimento del pensiero consiste nel comprendere questi differenti modi di pensare ed apprendere le abilità necessarie per ciascun modo.

Conner: Vuole dire che, tra queste diverse tipologie di pensiero, l'immaginazione è quella più usata nel pensiero creativo?

Gelb: Il pensiero creativo è il prodotto ottenuto da un armonioso equilibrio di tutti questi elementi del pensiero. In ultima analisi, il pensiero immaginativo non è necessariamente creativo. In altre parole, tu puoi avere una fase generativa tremendamente proficua, dalla quale trai una grande quantità di idee rivoluzionarie molto interessanti e divertenti, ma senza creare alcunché.

Conner: Conosco molte persone che fanno sempre così.

Gelb: Anch'io. Per questo probabilmente è meglio dire che la creatività è il risultato del matrimonio tra logica ed immaginazione.

Poco fa mi hai chiesto dei grandi geni; questo è quello che pressoché tutti loro sapevano fare. Essi erano capaci di "uscire dalla scatola", per così dire, ed essere pieni di fantasia. Pensavano a cose a cui nessuno aveva pensato prima ed erano capaci di trovare il modo di supportare queste idee con la logica e di comunicarle ad altri.

Prendi per esempio Isaac Newton. Stava tentando di conferire maggiore validità alle intuizioni di Copernico e Galileo attraverso la risoluzione di alcuni problemi fondamentali sulla natura dell'universo. Ma egli raggiunse il punto in cui non poteva più proseguire nelle sue ricerche perché la matematica che esisteva a quel tempo non gli permetteva di lavorare sul tipo di problemi su cui aveva bisogno di lavorare.

Conner: Che cosa fece Newton?

Gelb: Inventò il calcolo! Inventò il calcolo in modo da poter lavorare sui problemi al livello che gli era necessario. Non aveva gli strumenti matematici, così li inventò!

Conner: Perché nessuno ce lo ha detto prima che noi imparassimo il calcolo, in modo che potessimo avere un'idea della sua origine e del perché avremmo potuto averne bisogno? Anche solo sapere che è possibile per la mente umana concepire qualcosa del genere sarebbe liberante.

Gelb: E' un approccio meraviglioso. Studiando Newton più a fondo, è possibile scoprire che egli ebbe questa incredibile immaginazione. Fu un vero sognatore e si paragonò ad un bambino su una spiaggia, incuriosito dai sassi e dalle conchiglie. Scrisse sul suo diario: "... l'oceano vasto delle verità non ancora scoperte si stende davanti a me". Fu un sognatore che scrisse più di metafisica e alchimia di quanto in verità non scrisse di fisica, ma fu anche eccezionalmente rigoroso, dettagliato, accurato: una mente di prim'ordine, capace di grande concentrazione.

È soltanto uno dei favolosi esempi dell'interazione tra immaginazione e logica. È possibile trovare questa capacità in pressoché tutte le grandi menti della storia.

Conner: E' difficile credere che così poche persone riescano a focalizzare la loro attenzione sul pensiero, ma che invece guardino soltanto al lato pratico. Per fare davvero un buon lavoro, c'è bisogno di nutrire e curare il pensiero creativo. Perché dunque pensa che le persone si concentrino soltanto sugli aspetti pragmatici delle capacità umane?

Gelb: Questo sembra essere nello stesso tempo un punto di forza e di debolezza proprio della cultura americana. Siamo molto pragmatici, orientati verso l'azione, e vogliamo sapere che cosa possiamo fare. Non sono altrettanto radicati nella nostra cultura la riflessione ed il pensiero.

Conner: Ricordo Shoshana Zuboff di Harvard dire qualcosa che mi colpì profondamente. Disse (sto parafrasando) che la parte più importante del suo lavoro consiste nel mettere i piedi sul tavolo per pensare e riflettere, anche se questo è spesso il momento in cui i suoi colleghi si avvicinano pensando che lei non stia lavorando per nulla. Nonostante ciò, lei proseguì spiegando che quello era il momento in cui faceva il suo vero lavoro.

Gelb: Beh, è in buona compagnia. Quando Leonardo da Vinci stava dipingendo "L'ultima cena", era capace di lavorare intensamente per giorni, ma poi lasciava tutto e semplicemente spariva. Il priore della chiesa di Santa Maria delle Grazie non capiva che Leonardo era il più grande genio trascendente della storia. Per quanto lo riguardava, Leonardo era un pittore. Il priore diceva qualcosa del tipo: "Dov'è quel ragazzo; riportatelo qui sul ponteggio a finire questo lavoro entro la scadenza".

Leonardo non ci sentiva e allora il priore se ne lamentò con il Duca di Milano, che aveva originariamente stipulato il contratto.

Il Duca chiamò Leonardo a giustificarsi e Leonardo disse qualcosa che, credo, sarebbe piaciuto a Shoshana. Disse: "Gli uomini di genio qualche volta lavorano meglio quando lavorano meno". Proseguì spiegando al Duca che egli aveva bisogno di tempo per integrare i suoi pensieri e che qualche volta il lavoro più produttivo lo faceva non sui ponteggi, ma piuttosto semplicemente passeggiando per le vie di Milano.

Conner: E' il momento in cui trovi la ricchezza, quando metti insieme idee che non erano mai state insieme prima di allora.

Gelb: Il punto è che molte persone lo capiranno intuitivamente, ed altre spesso lo ignoreranno. Negli ultimi vent'anni ho chiesto a gente di tutto il mondo "Dove sei quando ti vengono le idee migliori, dove sei collocato fisicamente?" e le persone invariabilmente rispondono: "Stavo sdraiato a letto, passeggiavo immerso nella natura, stavo guidando l'auto, mi stavo facendo un bagno". Quasi mai rispondo "Ero ad una riunione".

Le grandi idee passano attraverso la capacità di incubazione della mente. Una delle finezze nell'imparare come pensare consiste nel trovare un ritmo tra la concentrazione intensa, lo studio, l'apprendimento e lo "spremersi le meningi" - quindi lasciarsi andare completamente così che l'incubazione e l'immaginazione possano lavorare.

Quindi devi imparare ad ascoltare la voce davvero molto tenue con la quale qualche volta parla l'intuizione, prima di iniziare il prossimo periodo di quel che chiamiamo "duro lavoro".

Lavorando duramente tutto il tempo, spesso non si tiene conto dei messaggi sussurrati dall'intuizione. Ma se pensi di statene semplicemente seduto o sdraiato tutto il giorno, e di essere intuitivo, non funziona; non hai nulla da incubare. È importante trovare un ritmo tra la concentrazione intensa e l'analisi, e quindi lasciare andare e cambiare la modalità al fine di porsi in uno stato più ricettivo.

Conner: Anche rispettoso.

Gelb: Rispettando questo processo e ascoltando. Tutti i geni che ho studiato sono piuttosto bravi nel prestare attenzione alla loro ispirazione interna.

Conner: Lo facevano in qualche maniera particolare?

Gelb: Tutti tenevano un taccuino. Come sai, Leonardo tenne un taccuino. Thomas Jefferson scrisse lettere senza fine. Newton tenne un taccuino. Infatti, è difficile trovare uno tra questi grandi geni che, in qualche modo, non riflettesse e registrasse il lavoro della propria mente. E questo è uno dei suggerimenti pratici che do nel mio libro "Pensare come Leonardo": tieni un taccuino sullo stile di quello di Leonardo da Vinci. È un modo semplice e pratico per sviluppare o rafforzare il tuo approccio verso l'apprendimento continuo.

Conner: Io tengo un diario e conservo le vecchie lettere, ma non ho mai pensato allo scrivere lettere come ad un processo per registrare il lavoro della mente. Ed ora, scrivo raramente lettere. Sono molto più propensa a scrivere emails. Mi domando come questo influenzi la nostra abitudine alla riflessione, oppure come questo avrebbe cambiato Thomas Jefferson.

Gelb: Oh, credo che a Thomas Jefferson sarebbe piaciuta la posta elettronica, visto che il disbrigo della corrispondenza gli portava via una parte importante della sua giornata. Ne avrebbe potuta sbrigare anche di più, con meno sforzo, e credo sarebbe stato un difensore della scrittura di emails interessanti ed intelligenti. Quando invio una email, ci metto sempre un'introduzione significativa, mi sono adeguato all'era dell'informazione e non perdo molto tempo con punteggiatura e lettere maiuscole, ma cerco di fare anche qualcosa di letterario.

Conner: Forse un giorno avremo la raccolta delle emails di Michael Gelb.

Gelb: O perfino quella di Bill Gates.

Conner: Ho lavorato per Bill e anche scambiato qualche email con lui. Anche se credo che nessuna fosse degna di essere pubblicata, alcuni messaggi che lui inviava a tutti i dipendenti quando eravamo una piccola società erano sorprendenti. In un formato conciso, riusciva a trasmettere una gran quantità di informazioni in modo forte e significativo.

Gelb: E' interessante, ma non del tutto sorprendente. Sai che mi piace questo aspetto delle emails. Da un lato, è bello essere capaci di riflettere su una lettera e sul processo dello scriverla, spedirla, aspettare che venga recapitata e che il destinatario la legga; c'è un certo ritmo in tutto ciò, una nobiltà. D'altro canto, c'è una specie di freddezza nello schiacciare, pigiare sui tasti, inviare un messaggio istantaneo. È diverso dal parlare, perché devi scrivere le tue idee e, come scrittore, mi piace farlo.

Conner: Questo processo di scrittura ti lascia il tempo per migliorare la qualità del messaggio?

Gelb: Migliora la qualità ed anche la quantità di scrittura. È possibile fare di più in meno tempo, con migliore qualità e divertendosi di più, ma non è possibile farlo, te lo garantisco, senza porre domande.

Una delle cose che sappiamo della mente è che essa risponde alle domande che noi le poniamo. Così, se poniamo domande limitate, avremo risposte limitate.

Se facciamo un passo indietro e allarghiamo le domande che stiamo ponendo, se abbiamo il coraggio di sognare un luogo di lavoro che dà un contributo a tirare fuori ciò che è più utile dal potenziale umano, allora abbiamo una speranza di crearlo.

Conner: Scrivendo, la scorsa settimana, stavo riflettendo sulle domande che pongono i bambini. Domande gigantesche, come "Da dove viene l'universo?", "Che cosa è il clima?". Queste sono domande grandi, non domande piccole come quelle che pongono gli adulti: "Perché questo scarico perde?" o, quasi altrettanto interessante, "Perché l'erba non è verde?" e mi chiedevo perché smettiamo di porre quelle grandi domande...

Gelb: Questo è il cuore di un punto critico nello studio dei grandi geni, perché essi tendono ad essere persone che pongono domande da bambino durante tutta la loro vita da adulti. Leonardo da Vinci continuò a porre domande. Sigmund Freud scrisse un libro su Leonardo, ed in esso evidenziò come Leonardo abbia continuato a giocare come un bambini durante tutta la sua vita da adulto, lasciando perplessi i suoi contemporanei. Continuò a fare domande proprio come quelle che dicevi; ad esempio: "Perché il cielo è blu?" Quindi uscì e in realtà lo capì! Egli semplicemente conservò l'aperta innocenza di un bambino. Einstein disse che il modo di pensare infantile, aperto, immaginativo, giocoso era il centro del suo metodo. Egli fece domande con questo originale senso di meraviglia, e lasciò che il suo cervello vagasse, facendo viaggi immaginari nell'universo su un raggio di luce.

Conner: La vera sfida è quella di essere incoraggianti e di non giudicare nelle nostre risposte, in modo che le persone possano capire che è giusto porre domande.

Gelb: D'accordissimo, la ragione per cui le persone non chiedono è la paura dell'imbarazzo. Nessuno vuole fare domande stupide o sciocche e sentirsi deriso. Sfortunatamente, molti di noi hanno fatto questa esperienza crescendo a scuola. E troppo spesso, la forza dominante al lavoro o nella scuola non è la ricerca dell'originalità, della creatività, dell'espressione di sé, ma piuttosto la sicurezza che non stai per commettere un errore. E, come sai, questo non conduce a pensare come Leonardo.

Conner: E lei, come va alla ricerca della sua espressione personale ed del suo sviluppo intellettuale?

Gelb: Vorrei dire che il mio sviluppo più significativo, assieme alla lettura e all'allenamento mentale, lo trovo nella scrittura e nel parlare. Spesso parlo e illustro differenti presentazioni ai miei clienti, nelle quali penso di aver capito qualche cosa, ma finché me ne sto di fronte ad un gruppo di qualche centinaio di persone e parlo di un argomento, non so mai veramente quanto l'ho capito. Poi, quando provo a scriverlo, e penso che veramente sto per pubblicarlo e metterlo a disposizione di tutto il mondo, bene, allora devo pensare a quel che credevo di sapere in modo totalmente nuovo. Così devo dire che parlare e scrivere in particolare sono discipline di pensiero molto potenti.

Conner: E' anche un bell'incoraggiamento verso la scrittura di un diario, che potrebbe però non essere altrettanto rigorosa.

Gelb: Beh, lo scrivere un diario è parte della fase generativa, la fase del "flusso libero di idee", che aiuta a creare un gran numero di nuove idee, che normalmente non si è in grado di relazionare tra loro. Io lo uso come una parte della mia scrittura. Passo attraverso una fase generativa e distribuisco ogni sorta di cose che sembrano confuse e non collegate, quindi torno indietro e le riguardo ed esse sembrano relazionarsi in maniera del tutto semplice.

Conner: Qualche volta è come se le idee si attraessero l'una con l'altra attraverso lo spazio ed il tempo. Forse è il fatto che stiamo ascoltando quella flebile, piccola voce che dentro di noi fa emergere le cose. Ecco come tutto questo si collega con quello che ha appena letto...

Gelb: Grande momento. La percezione segue il nostro proposito. È un classico esempio di "Chi cerca trova".

Conner: Beh, siamo tutti più ricchi per ciò che lei ha cercato e scoperto. Grazie.


Michael Gelb è internazionalmente riconosciuto come un ricercatore, conferenziere e consulente d'organizzazione nel campo del pensiero creativo, dell'apprendimento accelerato e della leadership innovativa. Studioso appassionato del Rinascimento e della natura del genio, Gelb è autore di numerosi libri, tra cui Pensare come Leonardo. Per saperne di più: www.michaelgelb.com

Marcia Conner è capo redattore di LiNE Zine e amministratore di Learnativity. Il suo lavoro come scrittirece, consulente e coach di dirigenti deriva completamente dalla sua fanatica passione nell'aiutare le persone ad eccellere nella vita imparando - e pensando - in continuazione. Puoi dirle che cosa stai imparando all'indirizzo email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

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