| Le strategie del genio: Albert Einstein |
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Di: Robert Dilts Robert Dilts ha dedicato una parte del suo lavoro allo studio delle strategie di pensiero dei grandi geni dell'umanità .  Albert Einstein non è soltanto universalmente riconosciuto come un genio, ma è praticamente diventato il simbolo della genialità in questo secolo. La sua teoria della relatività ha rivoluzionato la fisica moderna (e la vita moderna) e la sua filantropia è servita da esempio per tutta la scienza. Le tecniche di modellamento psicologico della Programmazione Neurolinguistica (PNL) possono fornirci nuove possibilità di approfondire le strategie ed i processi di pensiero che hanno contribuito alla speciale genialità di Einstein. Attraverso la PNL concentriamo la nostra attenzione sulle strutture sensoriali che sono alla base del processo cognitivo di Einstein, piuttosto che sui risultati di questo processo (come per esempio la matematica o la fisica). La PNL è interessata a comprendere come Einstein sviluppò ed utilizzò i processi mentali fondamentali della vista, dell'udito, del tatto, dell'odorato e del gusto al fine di organizzare i suoi pensieri sulla fisica e la matematica. Scoprendo le strategie cognitive implicite, forse possiamo trasferire più facilmente le capacità creative di Einstein ad altri soggetti o individui. Quando la maggior parte delle persone pensa ad Einstein, lo associa a complicate formule matematiche, a incoerenti scarabocchi comprensibili soltanto da una cerchia ristretta ed esoterica di fisici e completamente fuori dalla portata di una persona media. Tuttavia, secondo Einstein stesso, il suo reale processo di pensiero creativo non sembra coinvolgere minimamente la matematica. In un'intervista con Max Wertheimer (il fondatore della psicologia della Gestalt), Einstein affermò: "'Nessun uomo davvero produttivo pensa in un modo così teorico... [La teoria della relatività ] non è nata da alcuna manipolazione di assiomi'. E aggiunse: 'Queste intuizioni non arrivano in forma verbale. Molto raramente io penso in forma verbale. Un'intuizione arriva, e soltanto successivamente io cerco di esprimerla in forma verbale' Quando io sottolineai che molti documenti ai quali è necessario pensare sono espressi con parole, egli semplicemente rise" (1). Invece che con parole o formule matematiche, Einstein pensava innanzitutto in termini di immagini visive costruite. In una lettera allo psicologo Jacques Hadamard spiega: "Le parole o il linguaggio, scritti o parlati, non sembrano giocare alcun ruolo nel meccanismo del mio pensiero. Le entità fisiche che sembrano servire come elementi nel pensiero sono certi segni ed immagini più o meno chiare che possono essere 'volontariamente' riprodotte e combinate... Gli elementi menzionati sono, nel mio caso, di tipo visivo e in un certo senso "muscolare". Le parole convenzionali o altri segni devono essere ricercati attivamente soltanto in un secondo tempo, quando il processo associativo che ho menzionato si è sufficientemente stabilito e può essere riprodotto a piacimento". (2) Ciò che Einstein sta dicendo è che la rappresentazione verbale o matematica dei suoi pensieri arrivava soltanto dopo che si era completata l'importante fase del pensiero creativo, che aveva luogo attraverso immagini visive costruite e sensazioni cinestesiche (Vc -> K). Soltanto dopo che l'immagine era sufficientemente sviluppata, questa veniva tradotta in espressioni verbali o matematiche (Vc -> Ad). Sembra che queste immagini costruite non fossero né oggetti reali né simboli matematici, ma qualcosa di intermedio. Un'indicazione del tipo di immagine che Einstein costruiva ci viene dal suo racconto di come dall'età di sedici anni egli iniziò a chiedersi che cosa esattamente sarebbe successo se egli avesse cavalcato un raggio di luce alla velocità della luce. Per esempio, egli immaginò di muoversi alla velocità della luce tenendo di fronte a sé uno specchio e si chiese se avrebbe visto la sua immagine riflessa. Da un lato, sembrerebbe che, se tu ti fossi mosso alla velocità della luce, allora la luce non sarebbe stata in grado di raggiungere lo specchio, quindi la tua immagine sarebbe scomparsa. D'altro canto, però, dalla tua posizione sul raggio di luce, potresti semplicemente immaginare di essere fermo e che gli altri oggetti stiano in realtà movendosi nella direzione opposta alla velocità della luce. Quale dei punti di vista era quello reale? Alla fine, Einstein concluse che tu avresti potuto vedere la tua immagine. Fu, infatti, la soluzione di questo dilemma visivo che lo guidò alla teoria della relatività , che postula che la realtà è relativa alla posizione dell'osservatore. Ma possiamo constatare che questo è un tipo di pensiero molto diverso dal pensare in termini di simboli matematici; al contrario, è il prodotto di una vivida, attiva immaginazione. Un bambino senza alcune nozione di fisica è in grado di costruire questo tipo di immagine, e per Einstein questa immagine era la parte più importante della sua strategia di pensiero. Essa fornisce un ponte tra gli astratti simboli logici e parole, e la "caotica diversità della nostra esperienza sensoriale" (3). Queste fantasie non erano pensate per imitare la nostra concreta esperienza della realtà , ma piuttosto per dare vita e possibilità creative al pensiero astratto - per permetterci di creare mappe mentali che ci potessero aiutare a portarci verso ciò che è così lontano dalla nostra esperienza sensoriale. Egli sottolineò che: "La teoria atomica può essere compresa meglio come una visualizzazione simbolica che come un concetto che riguarda la reale costruzione della materia". (4) Per Einstein, questo tipo di fantasia visiva era un elemento essenziale della scienza. Egli affermò che "l'immaginazione è più importante della conoscenza", e si lamentava del fatto che le scuole mettono enfasi soltanto sulla conoscenza e non sullo sviluppo dell'immaginazione creativa. (È ben noto il fatto che Einstein non ebbe una carriera scolastica particolarmente brillante durante il suo percorso di studi istituzionale). Egli si spinse fino a dichiarare: "È, infatti, un autentico miracolo che i moderni metodi di istruzione non abbiano ancora interamente soffocato la sacra curiosità della ricerca". (5) In PNL, crediamo che la strategia con cui si elabora l'informazione sia altrettanto importante dell'informazione stessa - per esempio, crediamo che quando una persona conosce le più efficaci strategie per pronunciare correttamente le parole, l'apprendimento della pronuncia diventa progressivamente più facile. È anche ovvio che la strategia funzionale per apprendere dovrebbe essere insegnata prima di presentare le informazioni che devono essere apprese ed organizzate. La strategia di problem solving di Einstein era quella di pensare in termini di immaginazione visiva prima, e quindi di usare il linguaggio per perfezionare e comunicare ciò che aveva scoperto. Forse se coltivassimo questa strategia creativa in noi stessi e nei nostri giovani studiosi di scienza, ci sarebbero più potenziali Einstein tra noi. Note: |