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Di: Mario Furlan
Mario Furlan risponde alle domande dei lettori, con il suo stile pragmatico e diretto.
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Egregio Prof. Furlan, sono impiegato in una multinazionale e non sono soddisfatto del mio lavoro. Vorrei tanto aprire un'attività commerciale e mettermi in proprio, ma ho paura di non farcela. Ho trovato un socio, abbiamo deciso di aprire l'attività insieme, ma poi, al momento del dunque, cioè di licenziarmi dal vecchio lavoro per buttarmi nel nuovo, me la faccio sotto e mi tiro indietro. E così facendo rischio di perdere il socio, che mi ha messo con le spalle al muro: o ti decidi, una volta per tutte, entro settembre, oppure con me hai chiuso. Da una parte vorrei tanto lanciarmi in questa nuova avventura, dall'altra ho una grande paura, una paura che mi blocca. Se fallissi? Se lasciassi il mio lavoro attuale, poco gratificante ma comunque sicuro, in cambio di un sogno che non si realizzerà mai? Cosa devo fare? Sergio, 39 anni
Caro Sergio, scrivi che avete "deciso di aprire l'attività ". In realtà la decisione l'ha presa soltanto il tuo socio; tu non hai deciso affatto. Hai soltanto analizzato una possibilità . Perché decidere non significa prendere in considerazione; significa, come indica l'etimologia romana della parola, "de caedere", cioè tagliare via, eliminare ogni possibilità alternativa. Una volta che hai deciso non ti poni più la domanda se fare o non fare una certa cosa; la fai, e basta. Come si fa a decidere sul serio e a ragion veduta? E se poi le cose non funzionano? Ti consiglio di seguire questo metodo: 1) Raccogli tutte le informazioni necessarie. 2) Metti sui due piatti della bilancia l pro e i contro 3) Decidi! Scegli quale strada percorrere, e scegli non soltanto con la mente, ma anche con il cuore, e con lo stomaco. Perché se una decisione è soltanto intellettuale, razionale, ma il tuo subconscio rema contro, non ce la farai mai. 4) E se non stai raggiungendo il risultato prefissato? Cambia approccio, ma non cambiare obiettivo! Vuoi fare i soldi con un'attività commerciale ma invece ne stai perdendo? Prima di inserire la retromarcia e chiudere baracca e burattini sforzati di capire perché le cose non vanno come dovrebbero, e modifica la tua strategia senza - per ora - cambiare l'obiettivo finale. Insomma, ci vuole costanza e tenacia. Spesso i più grandi successi arrivano dopo numerosi fallimenti, che ci consentono di acquisire esperienza. E, come diceva Oscar Wilde, "l'esperienza è il nome che diamo ai nostri errori".
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Mario Furlan è formatore e docente di Teoria e tecnica della comunicazione all’università di Castellanza (Varese). Ha scritto il libro “Risveglia il campione in te!†(Edizioni Franco Angeli). |