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Guida al successo: Scrivi a Mario Furlan (3)

Di: Mario Furlan

Mario Furlan risponde alle domande dei lettori, con il suo stile pragmatico e diretto.

 

Caro Mario,
a Capodanno avevo giurato a me stesso che sarei andato in palestra almeno tre volte la settimana perché volevo arrivare all'estate in buona forma, senza pancia e con i muscoli tonici. Ho mantenuto l'impegno fino ai primi di febbraio, poi ho cominciato a saltare gli allenamenti. E a Pasqua mi sono ripromesso di riprendere. Ma anche stavolta dopo un mese sono tornato punto e a capo. Prima arrivavo in ritardo, poi saltavo una delle tre sedute settimanali, poi due su tre, infine saltavo tutto. Adesso l'estate è arrivata, io ho il solito fisico da schifo, ma quello che mi fa più male è che ho perso la scommessa con me stesso. Mi ero imposto di fare qualcosa, ma non ce l'ho fatta. E' stata solo pigrizia da parte mia, o c'è qualcos'altro?
Francesco, 31 anni

Caro Francesco,
anch'io vado in palestra (e con regolarità, due volte la settimana). Iniziai nell'ottobre 1995, scegliendone una poco affollata, dove non ci fosse da far la coda agli attrezzi. Ai primi di gennaio del 1996, subito dopo l'Epifania, trovai le sale invase da gente mai vista prima; e alle macchine una coda mai vista prima. Infastidito, chiesi al proprietario cosa fosse successo, e mi rispose serafico: "Non preoccuparti, il casino è il risultato dei buoni propositi di Capodanno. Ma vedrai che tra un mese tutto sarà come prima". Aveva ragione: settimana dopo settimana la palestra si spopolò, e in febbraio era tornata bella tranquilla come prima. E la stessa cosa accadde nel gennaio del '96, '97, '98, '99, 2000, 2001 e 2002.
Tanti vorrebbero fare, pochi hanno la costanza di fare davvero: e questo vale per ogni aspetto della vita. Perché? Il motivo è sempre lo stesso: perché la motivazione viene meno, e associano più dolore che piacere al compiere l'azione desiderata. Pensaci: qualunque cosa facciamo la facciamo perché ci procura piacere, oppure perché ci allontana dal dolore. Quando sei carico di motivazione provi piacere agli attrezzi, ma dopo un po' il piacere cala, il dolore (sotto forma di noia) aumenta e lasci perdere.
Anch'io non sono sempre motivatissimo quando vado in palestra: è vero, sollevare pesi e correre può essere una gran rottura di scatole. Allora cosa faccio? Stringo i denti e mi ripeto: dai, forza, devi farcela, tieni duro? No: con me, come con la maggior parte delle persone, non funziona. Perché il cervello, a lungo andare, non prevale quasi mai sui sentimenti, gli impulsi, le passioni. Invece mi porto un walkman con la musica degli U2, la mia rock band preferita; così associo una cosa piacevole - l'ascolto della musica - ad una noiosa, gli esercizi. Che in questo modo mi pesano molto meno. Nelle pause tra una serie e l'altra bevo un succo di frutta e di soia buonissimo (altra goduria). E poi mi visualizzo con un fisico forte, sano e scattante (altro piacere). Insomma, bombardo il dolore con stimoli piacevoli. Così un'attività prima pesante e noiosa diventa gradevole. E, a volte, addirittura uno spasso.

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Mario Furlan è formatore e docente di Teoria e tecnica della comunicazione all’università di Castellanza (Varese). Ha scritto il libro “Risveglia il campione in te!” (Edizioni Franco Angeli).

 

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