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Di: Mario Furlan
Mario Furlan risponde alle domande dei lettori, con il suo stile pragmatico e diretto.
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Ciao Mario, sul lavoro sono ai ferri corti col mio diretto superiore. E’ un uomo impreparato, insicuro, commette un sacco di errori, ma guai a farglieli notare: si arrabbia e si vendica con ripicche e dispetti. Cosa devo fare? Roberta, 45 anni
Cara Roberta, si racconta che, durante la Seconda guerra mondiale, durante un’ispezione notturna al fronte africano il generale Montgomery si trovò di fronte un soldato semplice che, puntandogli contro il fucile, gridò “Fermati subito, o ti faccio saltare le cervella!” Poi si rese conto dell’errore e, sbiancando, balbettò “Mi scusi, signor Generale, non l’avevo riconosciuta!” Montgomery sorrise e rispose: “Non ti preoccupare, hai fatto bene a fermarmi. E ringrazia il cielo che non sono un caporale”. Lui, il grande comandante, non si sentiva minacciato dall’involontario affronto del soldatino; ma un caporale se la sarebbe presa. Morale: chi ha molta fiducia in sé non è vulnerabile alla critica, anzi la sollecita. Mentre chi si sente debole, insicuro, la teme e fa di tutto per soffocarla. E’ il motivo per cui i capi da quattro soldi si circondano di yes-men: perché hanno paura di sfigurare vicino a gente capace, più brava di loro. Forse è il tuo caso. Allora evita di indicare apertamente al tuo superiore i suoi errori: otterresti soltanto l’effetto di metterlo sulla difensiva. E, come un cane impaurito chiuso nell’angolo, ringhierà . Meglio far sembrare che sia lui a notare le mancanze. Come? Parlando con lui, e seminando nella conversazione frasi come “Forse si potrebbe…” “Cosa ne direbbe se…” “Crede che sarebbe una buona idea se…” Insomma, gli passi la palla. Lui farà goal, ma ti sarà grato dell’assist. E ti vorrà come fidato collaboratore, che lo corregge senza umiliarlo.
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Mario Furlan è formatore e docente di Teoria e tecnica della comunicazione all’università di Castellanza (Varese). Ha scritto il libro “Risveglia il campione in te!” (Edizioni Franco Angeli).
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