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Di: Sandro De Toni
Una semplice strategia per ampliare le proprie capacità di conoscere, ricordare e rielaborare creativamente le informazioni che già si possiedono
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Di che cosa sono fatti i pensieri? Ardua domanda, questa, per la quale non esistono facili risposte. Su di essa per secoli saggi e filosofi hanno discusso a lungo giungendo alle conclusioni più disparate. Tra le varie risposte ideate, particolarmente interessante è quella elaborata da Richard Bandler e John Grinder, i due geniali inventori della PNL. Secondo loro il pensiero può essere descritto come una combinazione di immagini, suoni, parole, sensazioni, dati olfattivi e gustativi cui ciascuno di noi ha accesso in quel misterioso spazio “interno†cui diamo il nome di mente (Dilts - Grinder - Bandler -Bandler - DeLozier 1980, trad. it. pp. 45-47). E queste sensazioni, parole, immagini, questi sapori ed odori (ricordati o ricostruiti) emergendo in coscienza gli uni di seguito agli altri (o, talvolta, procedendo parallelamente, nascosti sotto la soglia della coscienza) e legandosi in curiose mescolanze a formare architetture talvolta eleganti e talvolta bizzarre, sono quanto ci consente di compiere quelle operazioni mentali cui noi diamo il nome, appunto, di pensiero: ricordi, sogni, progetti, ma anche decisioni, valutazioni, confronti, modelli per interpretare la realtà , o, addirittura, interi mondi. Potrà forse risultare difficile credere che tanto le più alte vette della speculazione filosofica quanto i primi goffi tentativi di pensiero di un bambino di quattro anni possano essere considerati riconducibili alle stesse elementari componenti basilari. D’altra parte, se io stesso ripenso al mio pensiero (un’operazione un tantino contorta, lo ammetto), non riesco a trovarvi altro. Ciò che differenzia il pensiero di un filosofo da quello di un bambino, o quello di un imprenditore di successo da quello di un diseredato che vive alla periferia di una grande città attendendo che il suo fallimento si compia è, ovviamente, oltre al contenuto specifico (le esperienze vissute da queste persone saranno molto diverse le une dalle altre), la maniera di utilizzare tali componenti ultime, più in particolare l’organizzazione che viene loro data sia nel rapporto delle une con le altre che nelle relazioni tra “pezzi†di informazione all’interno di ciascuna componente. Organizzazione. Ecco la parola chiave. Così se, ad esempio, penso prima al mio progetto di vita, poi a tutte le volte che ho avuto successo nel perseguire i miei obiettivi e infine a tutte le volte nelle quali ho fallito, otterrò, in termini di motivazione all’azione, un effetto molto diverso rispetto a quando penserò prima ai miei fallimenti, poi ai miei successi e infine al mio progetto di vita (rapporto tra componenti - in linguaggio PNL strategie - cfr. Dilts - Grinder - Bandler -Bandler - DeLozier 1980, trad. it. pp. 33-39.45-47). Analogamente se penso a qualcosa che vorrei si realizzasse inserendolo in un contesto chiaro, arioso, armonico, ne verrò attratto in una certa maniera. Se inserisco questo qualcosa in un contesto oscuro, ristretto, dissonante ne verrò attratto in maniera diversa (rapporto tra “pezzi†di informazione all’interno di ciascuna componente - in linguaggio PNL submodalità - cfr. Bandler 1985, in part. le pp. 26-38.143-144). Per questo diventa fondamentale, qualunque risultato si voglia conseguire per la propria vita, organizzare nella maniera corretta il proprio pensiero, creandosi le giuste competenze mentali. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda quella vasta area di processi cui noi diamo il nome di “conoscenza†(per tutta questa sezione dell’articolo, cfr. Bandler 1985, trad. it. pp. 106-117). Un ragazzo da me incontrato in una scuola mi raccontava che era solito studiare in una maniera piuttosto curiosa: leggeva una parola (una!) sul testo di studio, la ripeteva quattro o cinque volte ad alta voce e… se ne restava lì ad aspettare, stupendosi che in testa non gli restasse niente. I professori parlavano di lui come di un dislessico. In effetti lo era: un vero caso da manuale. Penso però che il suo problema di “dislessia†potesse essere facilmente risolto, ad esempio facendo in modo che lui imparasse a leggere intere frasi e a farsi di esse una rappresentazione mentale visiva completa. I dati, i cosiddetti contenuti, restano lettera morta se chi li deve acquisire non è dotato delle giuste competenze per farlo e di validi schemi per inquadrare le informazioni recepite. A questo proposito, può essere utile elencare brevemente alcuni dei più importanti impieghi per i quali vengono usati i principali sistemi di elaborazione delle informazioni (vista interna, udito interno, cenestesia interna - sensazioni e propriocezione) nell’acquisizione di nuove conoscenze. La mia professoressa di italiano al liceo era solita dirmi che, mentre ero bravo ad analizzare, avevo scarse capacità di sintesi. Solo adesso comincio a capire che quanto allora mi mancava era la capacità di organizzare visivamente le informazioni. Poniamo che vi chieda di imparare a memoria la seguente frase: “Un albero, un prato, un’alta parete di roccia e, negli anfratti della stessa, fiori multicoloriâ€. Probabilmente il compito vi risulterà più facile se vi farete un’immagine dell’intera scena, anziché se tenterete di ricordare le singole parole e di riprodurle dentro di voi utilizzando il dialogo interno. Questo è dovuto al fatto che la nostra coscienza può contenere solo 7 (+/- 2) “pezzi†di informazione (cfr. Dilts - Grinder - Bandler -Bandler - DeLozier 1980, trad. it. pp. 65-66). Nella mia frase ci sono 16 parole, nell’immagine che si può trarre da essa ci sono 5 componenti (più quelle che avrete aggiunto voi per completare la scena). In conclusione, e utilizzando una metafora informatica, le immagini consentono di risparmiare memoria. E costituiscono per questo uno dei principali strumenti di cui siamo dotati per immagazzinare molte informazioni utilizzando poco “spazio mentaleâ€. Inoltre, tramite le immagini, si può dare organizzazione a fenomeni complessi, nei quali la quantità di dati è tale da indurci in confusione. Strumenti di organizzazione delle informazioni come tabelle, diagrammi di flusso, a rete, ad albero, mappe mentali e mille altri modelli di schemi visivi consentono di sintetizzare in un unico “pezzo†di informazione fenomeni complessi la cui descrizione a parole richiederebbe pagine e pagine (o ore ed ore) di spiegazione. Un po’ come accade nei sogni: poche sequenze di immagini evocative che racchiudono montagne di significati. È vero, si può fare sintesi anche utilizzando le parole: le formule matematiche costituiscono un esempio di una tale maniera di ridurre la complessità . Si pensi al celebre “E = mc2†di einsteiniana memoria (a proposito, ricordate la formula come un’unica immagine, o come una specie di mantra tipo “eugualeemmecidueâ€?). Un’altra maniera per ricordare molti dati utilizzando relativamente poca memoria in forma auditiva è costituita dalla poesia. In passato, quando non esistevano i libri a raccogliere le storie che si raccontavano gli uomini, la maniera più semplice per ricordare le vicende era… cantarle. La componente ritmica e la componente melodica dei poemi, organizzate in forma ciclica, consentivano al cantore di ricordare più facilmente quanto andava narrando. Un po’ come accade con le canzonette dell’estate: ti entrano in testa anche se non vuoi (i vari frammenti di poesia o di canzone - strofe, ritornelli, ecc. - costituiscono unità melodiche e ritmiche che, appunto in quanto unità , è più facile ricordare in blocco). Da questa tradizione di strategie di memorizzazione derivano acrostici, acronimi e simili, quale il ben noto “Ma con gran pena le reca giù†che elenca da ovest a est il nome dei vari sottogruppi montuosi costituenti la Catena Alpina (Marittime, Cozie, Graie, Pennine, Leponitine, Retiche, Carniche, Giulie), e molti altri ancora. Tuttavia il linguaggio serve soprattutto ad analizzare, a riprodurre cioè in maniera dettagliata le informazioni. Anche il più bello schema, per quanto elegante ed economico possa essere, è muto. E, per essere esplicitato, necessita delle parole, che diano significato ai vari simboli di cui è costituito e ne spieghino i rapporti reciproci. In altri termini il linguaggio serve a descrivere. Milton Erickson, uno dei padri dell’ipnosi moderna, colpito da bambino da una grave malattia che lo aveva a lungo costretto a letto, per passare il tempo si era letto più volte l’intero vocabolario. E questo aveva reso il suo mondo enormemente vasto e ricco, per quanto lui ne conoscesse per esperienza diretta una porzione limitata, al punto da consentirgli di riconoscere gli oggetti più strani ed incredibili, quali zanne di narvalo e simili, al primo colpo senza averli mai visti in precedenza (cfr. Erickson 1982, trad. it. p. 44). A questa essenziale funzione del linguaggio ne va aggiunta un’altra, forse anche più importante: il linguaggio, oltre a descrivere il mondo, lo crea. Un pigmeo che non sia mai uscito dalla foresta equatoriale, trasportato in una nostra stazione ferroviaria, assistendo all’arrivo di un treno, che cosa vedrebbe? Un treno? Ma per riconoscere in quel “coso†un “treno†dovrebbe sapere anche che cos’è una “stazioneâ€, che cosa i “bigliettiâ€, che cosa i “passeggeriâ€, magari anche che cos’è la “corrente elettricaâ€. E dubito che sarebbe in grado di farlo. D’altra parte, se noi andassimo con lui nella foresta equatoriale, difficilmente riusciremmo a riconoscere gli spiriti che lui individuerebbe in quello che a noi appare un refolo di vento o il canto di un uccello. Il linguaggio “nominaâ€, dà significato ai dati percettivi, individuando in essi le componenti del mondo nel quale siamo e, tramite verbi e predicati, definisce anche le relazioni che vi sono tra tali componenti. Ovviamente, siccome popoli diversi individuano in situazioni percettive simili entità diverse, costruiranno anche mondi diversi. Un’ultima importante funzione svolta dal linguaggio nei processi di acquisizione di nuove conoscenze è costituita dalla possibilità da esso offerta di comunicare i significati (in maniera più o meno dettagliata, a seconda del tipo di contenuto che si vuole far giungere agli altri). Le informazioni trasmesse in forma visiva o in forma cenestesica (ad esempio tramite contatto fisico) sono sì immediate e complete, ma si prestano per loro stessa natura ad essere interpretate in molti modi diversi. Invece il linguaggio trasmette le informazioni che veicola in modo che risulti meno facile dare di esse interpretazioni molteplici (questo vale meno per linguaggi generici quali quello metaforico della poesia e quello essenzialmente processuale utilizzato in ipnosi). Comunicare su argomenti complessi a gesti è molto più difficile che farlo a parole. E la cenestesia? Sensazioni, propriocezione ed emozioni? Sono anch’esse in qualche modo coinvolte nei processi di conoscenza? Ovviamente sì, ed in maniera fondamentale. Le sequenze di dati visivi, auditivi, cenestesici e di altro tipo definite strategie in PNL hanno una struttura ciclica, secondo un modello che Miller, Galantier e Pibram definiscono TOTE (Test, Operate, Test, Exit): confronto tra situazione attuale e situazione desiderata, svolgimento di operazioni (di vario tipo: rivolte all’esterno - azioni - o rivolte all’interno - elaborazioni mentali) volte a modificare lo stato attuale, nuovo confronto tra risultati raggiunti e risultati attesi e o ripetizione delle azioni finalizzate a modificare la situazione o uscita dal “programma†di elaborazione delle informazioni (cfr. Dilts - Grinder - Bandler -Bandler - DeLozier 1980, trad. it. pp. 40-44). Le sensazioni hanno spesso una funzione fondamentale nelle operazioni di confronto e nei punti cosiddetti “di decisione†(ivi, pp. 114-116): se l’operazione di confronto dà alla persona la sensazione giusta, allora la persona “esce†da quello specifico programma. Se la sensazione non è quella giusta, il ciclo si ripete. Riassumendo, le sensazioni sono spesso fondamentali per valutare, confrontare e decidere. Inoltre conoscenze legate a contesti che favoriscono l’insorgere di sensazioni piacevoli in chi è destinato ad accoglierle saranno ricordate molto più facilmente di conoscenze legate a sensazioni negative. Noi tutti rammentiamo più facilmente ricordi piacevoli e tendiamo a dimenticare quelli spiacevoli. Infine la disposizione del corpo nella sua totalità e di specifici organi in particolare facilita l’attivazione di determinati sistemi di elaborazione delle informazioni piuttosto che di altri. Così alzare gli occhi in alto tende a favorire l’accesso a dati visivi (cosi come sollevare un poco le spalle e respirare di petto in maniera superficiale). Mantenere gli occhi a livello orizzontale (a destra o a sinistra) o abbassarli a sinistra (a destra per i mancini) così come portare le spalle all’indietro e respirare uniformemente favorisce l’accesso a dati auditivi. Infine rivolgere le pupille in basso a destra (a sinistra per i mancini), incurvare verso il basso le spalle e adottare una respirazione profonda facilita l’accesso a dati cenestesici (sensazioni, emozioni, propriocezione) (ivi. pp. 89-95).
In conclusione, l’acquisizione di nuove conoscenze è un processo complesso. E, perché riesca, è essenziale fare ricorso a tutti i nostri sistemi di elaborazione delle informazioni. Chi dimostra problemi nell’acquisizione di nuove conoscenze spesso, più che essere gravato da handicap organici, manca solo della maniera di accedere a risorse che ha già dentro di sé e che, dentro di sé, può facilmente trovare esplorando al limitare i misteriosi e affascinanti territori della sua mente.
Un semplice, ma potente esercizio per ampliare le proprie capacità di pensiero è costituito dalla tecnica definita da Bandler e Grinder di sovrapposizione (cfr. Bandler - Grinder 1979, trad. it. pp. 57-59): a partire da un qualunque dato interno al quale avete facilmente accesso (immagini, suoni sensazioni), procedete ad estendere la vostra maniera di rappresentarvi quello specifico “pezzo†di informazione.
Avete coscienza del rumore che fa un ruscello che scorre in un bosco? Potete passare poi a visualizzarne lo scorrere e a sentire sulla vostra pelle il fresco della corrente d’aria che ne accompagna la sua discesa a valle. Siete consapevoli dell’immagine di un’auto che si avvicina? Potete procedere poi a sentirne il rumore del motore e dei pneumatici e le sensazioni del vostro corpo che si muove per seguirne la traiettoria. Riuscite a recuperare con facilità dentro di voi la sensazione di essere comodamente sdraiati in un ambiente rilassante? Potete proseguire poi ad ascoltare i suoni che vi circondano e, fingendo di aprire gli occhi, osservare le caratteristiche del luogo nel quale vi trovate.
L’esercizio, se ripetuto più volte per più frammenti di informazione, in particolare legati a situazioni emotivamente neutre o, meglio, piacevoli, vi consentirà di esercitare e di ampliare la vostra capacità di pensare alla realtà in molte maniere diverse, garantendovi in seguito un più facile accesso alle risorse cognitive in questo modo risvegliate.
Bibliografia
Bandler, John 1985 Using Your Brain - For a Change, Moab (Utah), Real People Press, 1985 (trad. it. Bernardo Draghi, Usare il cervello per cambiare - L’uso delle submodalità nella programmazione neurolinguistica, Roma, Astrolabio, 1986, pp. 148).
Bandler John - Grinder Richard 1979 Frogs into Princes - Neurolinguistic Programming, Moab (Utah), Real People Press, 1979 (trad. it. Bernardo Draghi, La metamorfosi terapeutica - Principi di programmazione neurolinguistica, Roma, Astrolabio, 1980, pp. 231).
Bateson, Gregory 1979 Mind and Nature: A Necessary Unity, New York, Dutton, 1979; London, Wildwood House, 1979; ed. paperback, New York, Bantam, 1980; (trad. it. Giuseppe Longo, Mente e natura - Un’unità necessaria, 1a ed., Milano, Adelphi, 1984 [8a ed., 1995], pp. 314).
Bateson, Gregory - Bateson, Mary Catherine 1987 Angels Fear: Towards an Epistemology of the Sacred, New York, Macmillan, 1987; (trad. it. Giuseppe Longo, Dove gli angeli esitano - Verso un’epistemologia del sacro, 1a ed., Milano, Adelphi, 1989 [2a ed., 1993], pp. 334).
Dilts, Robert - Grinder, John - Bandler, Richard - Bandler, Leslie C. - DeLozier Judith 1980 Neurolinguistic Programming - The Study of the Structure of Subjective Experience, Cupertino (Calif.), Meta Publications, 1980; (trad. it. Augusto Menzio, Programmazione neurolinguistica - Lo studio della struttura dell’esperienza soggettiva, 1a ed., Roma, Astrolabio, 1982, pp. 259).
Erickson, Milton My Voice Will Go with You - The Teaching Tales of Milton H. Erickson, W. W. Norton and Co. (trad. it. Salvatore Maddaloni, La mia voce ti accompagnerà - I racconti didattici di Miltoin H. Erickson, Roma, Asrolabio, 1983, pp. 208).
Sandro De Toni Laureato in filosofia con una tesi su Gregory Bateson, collabora con l’ONG bresciana Servizio Volontario Internazionale nella realizzazione di interventi di educazione alle relazioni, all’intercultura e alla mondialità nelle scuole e con insegnanti, nonché nella formazione di volontari in partenza per progetti di sviluppo nei paesi del Sud del mondo. |