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Il Cerchio del cambiamento

Di: Sandro De Toni

Una tecnica di problem solving molto interessante, spiegata passo per passo, con esempi concreti.

 

Questo è uno strumento per aiutare persone, gruppi e organizzazioni a individuare circoli viziosi riguardanti le relazioni, ad analizzarli e a trasformarli in circoli virtuosi.
Lo schema consiste in una mia traduzione ad uso dei gruppi (e di persone amanti degli schemi) della procedura di ristrutturazione standard (pnl), formalizzata ricorrendo al modello batesoniano di sistema (per i curiosi, il riferimento è al concetto di circuito di retroazione).

Se si lavora da soli è indispensabile "convocare" e interrogare tutte le parti di sé coinvolte nel "cerchio", prestando attenzione, in uno stato di apertura e recettività, a tutte le reazioni (sensazioni, suoni o frammenti di dialogo interiore, immagini) che sorgono dentro di sé nel momento in cui ci si dispone a rispondere alle domande.
Sarà importante anche provare a percepire le cose nel modo in cui le percepiscono le altre persone coinvolte nella relazione, al momento non presenti.
Per il lavoro con altri, nei gruppi o nelle organizzazioni, lo schema renderà al meglio se tutte le parti coinvolte saranno presenti e potranno esprimere liberamente quello che pensano sulle domande proposte.
Se questo non è possibile, sarà ancora una volta essenziale mettersi nei panni delle persone o dei soggetti assenti (o vedere le cose dal loro punto di vista) per cercare di dare le loro risposte alle domande previste dallo schema.

L'esercizio può essere abbandonato in ogni momento.

P.S. 1: Se quanto propongo non funziona, può darsi che abbia utilizzato un linguaggio poco efficace nel presentarlo. Oppure può essere che il problema su cui state lavorando richieda strategie aggiuntive che non potevo riportare in questa sede, pena il rischio di rendere troppo complicato lo schema.
Spero che "Il cerchio del cambiamento"  vi abbia comunque aiutato, almeno ad avere una percezione più completa e articolata del circolo vizioso in questione.
P.S. 2: Ricordo a chi fa l'esercizio da solo che, se, nel  rispondere alle domande dell'esercizio, dovesse accorgersi che qualcosa non va, è meglio che sospenda.  Una buona notte di sonno risistemerà tutto.

Procedura individuale

Anche facendo il lavoro individualmente, ti sarà più facile interiorizzare la tecnica se, le prime volte, formulerai per iscritto le risposte alle domande, creandotene uno schema visivo.
In caso contrario, potrebbe capitarti di "perderti" nella procedura.
Avrai quindi bisogno di alcuni foglietti di carta (circa 30), un foglio grande (A3 o ancora più grande, ad esempio un foglio di giornale, come sfondo) e un foglio di dimensioni normali, più, ovviamente, una penna, un pennarello colorato e scotch.
 
Il primo passo dello schema consiste nell'individuare il circolo vizioso sul quale intervenire.

  1. Inizia lasciando che il tuo inconscio scelga per te un comportamento o una reazione che hai, ma vorresti non avere.
    Se te ne vengono in mente a bizzeffe, va bene così...
    Poter scegliere è un ottima cosa.
  2. Per le prime volte, è comunque meglio lavorare su situazioni problematiche semplici e lasciare quelle più complesse a quando la procedura si sarà automatizzata.
    Scegli quindi la situazione su cui vuoi lavorare, tra quelle che ti sono venute in mente.
  3. Individuato il comportamento che vuoi cambiare, riportalo su foglietto esponendolo nella maniera più completa possibile: chi fa che cosa in quale maniera specifica?
    Il biglietto va attaccato sullo sfondo (il foglio A3 o analogo) in basso, al centro, più o meno così:
cdc1


Per aiutarti a comprendere meglio lo schema, ti propongo un problema su cui ho lavorato durante un recente incontro di formazione:

La moglie era molto arrabbiata perché il marito, al termine della cena, anziché aiutarla nei lavori di casa, si sdraiava sul divano e si alzava solo dopo lunghe insistenze di lei.

Individua il circolo vizioso

Ora puoi passare a individuare le componenti del circolo vizioso, rispondendo alle seguenti domande.

  1. Che cosa succede prima di SP? Chi fa, pensa o prova che cosa in quale maniera specifica?
  2. Ti verrà in mente una situazione precedente a SP (SP-1).
    Riportala su biglietto.
  3. Chiediti di nuovo "Che cosa succede prima di SP-1?"
  4. Ti verrà in mente un'altra situazione (che chiameremo SP-2, precedente a SP-1).
    Riporta anch'essa su biglietto.
  5. Puoi ripetere la procedura per altre 4/5 volte, fino che avrai una descrizione completa dei fatti che precedono la situazione problematica.
  6. Prima di andare avanti, verifica se hai individuato tutti i passi a monte della situazione problematica e aggiungi eventuali passi mancanti.
  7. Ora valuta se l'ordine col quale questi si susseguono é giusto o se va corretto in qualche punto.
  8. Adesso puoi riportare i biglietti sul cartellone.
    Disponili a semicerchio, a sinistra del biglietto con la descrizione di SP (il più anteriore nel tempo è più lontano da SP) e uniscili da frecce che vadano dal fatto precedente a quello successivo, in questa maniera:

cdc2

Così, quando, nel gruppo di formazione di cui accennavo nell'esempio della pagina precedente, eseguimmo l'analisi dei passi a monte del problema, individuammo questa sequenza:

coppia1

Completa il circolo vizioso

Il passo successivo consiste nell'individuare i fatti che seguono SP.

  1. Che cosa succede dopo SP? Chi fa, pensa o prova che cosa in quale maniera specifica?
  2. Otterrai una situazione successiva a SP (SP+1).
    Riportala su biglietto.
  3. Chiediti ancora "E, dopo SP+1, che cosa succede?"
  4. Ti verrà in mente la situazione SP+2 (successiva a SP+1).
    Riportala ancora su biglietto.
  5. Puoi ripetere la domanda per altre 4/5 volte, fino ad avere una descrizione completa dei fatti che seguono la situazione problematica.
  6. A questo punto potresti scoprire che un fatto successivo a SP corrisponde a un fatto precedente ad essa.
    Hai individuato l'anello che salda il circolo vizioso. Se così non fosse, ricerca altri fatti a monte o a valle di SP finché non individui il punto di congiunzione tra le due sequenze.
    Se ancora non lo trovi, forse c'è un problema di punteggiatura.
    Considerando l'intero cerchio, ci sono due fatti, se non uguali, almeno simili tra loro?
    O vi è un fatto simile ad un altro, ma posto in atto da persone diverse da quelle considerate in altre fasi della sequenza?
    In questo caso avremmo a che fare con un sistema, un po' più complicato da formalizzare, nel quale gli "attori" coinvolti si scambiano di volta in volta i ruoli gli uni degli altri.
    O forse il problema in questione non può essere analizzato con questo schema.
  7. Prima di procedere, verifica se tutti i passi a valle della situazione problematica sono stati individuati e aggiungi eventuali passi mancanti.
  8. Ora valuta se l'ordine col quale si susseguono è giusto o se va corretto in qualche punto.
  9. Finalmente puoi riportare sul foglio grande i biglietti con i passi a monte, disponendoli a semicerchio a destra del biglietto con la descrizione di SP (l'ultimo in ordine di tempo è il più lontano da SP).
    Uniscili da frecce che vadano dal fatto precedente a quello successivo.
    Puoi evitare di riportare di nuovo il biglietto riguardante il fatto che chiude il cerchio (e quelli ad esso successivi, in teoria già presenti).
    Il risultato finale dovrebbe essere più o meno questo:

cdc3

Tornando all'esempio, questo fu il circuito ricorsivo che emerse, una volta completata la ricostruzione dell'anello ricorsivo:
coppia2
E questi furono gli esiti del processo dopo che provammo a simulare alcune ripetizioni del circolo vizioso: coppia2a
Credo ti sarai accorto (o accorta) che è impegnativo ricostruire i circoli viziosi di problemi comunicativi.
Tuttavia l'operazione consente di scoprire aspetti molto interessanti (e inquietanti) su come si creano, si mantengono o vengono meno i rapporti.
Tra questi segnalo:
  1. L'importanza della ciclicità dei processi. Nei contesti relazionali, nel quale gli eventi seguono un andamento circolare (o più complesso), se qualcosa va male, tenderà ad andare sempre peggio (a meno che non si agisca con intelligenza, considerando la totalità dei processi in atto e i loro esiti).
  2. Questo "andare sempre peggio" si traduce nei fatti nella riduzione degli spazi e delle possibilità di comunicazione all'interno della relazione (Watzlawick ha ampiamente presentato il fenomeno in Pragmatica della comunicazione umana). La coppia dell'esempio potrebbe nel tempo rinunciare a mangiare nello stesso momento o a dormire nel medesimo letto, o, addirittura, arrivare a separarsi.
  3. Una funzione essenziale in questa riduzione degli spazi di comunicazione è svolta dalle componenti "C" (riguardanti le sensazioni) della relazione: se "lo" vedo e sto male, sarò sempre meno desiderosa di vederlo; se la "sento" e sto male, diventerò "sordo" pur di non udirla parlare.  
  4. E' inoltre interessante notare come, ad ogni giro, il circuito comunicativo tenda a semplificarsi e a ridursi. Nel tempo la situazione potrebbe arrivare a stabilizzarsi e i due partner ritrovarsi a comunicare solo l'essenziale per gesti e mugugni.
    Vi è tuttavia una prima fase, abbastanza lunga, nella quale il circuito, ad ogni giro, cambia. E lo fa in maniera imprevedibile, almeno dal punto di vista di ciascuno dei partner, che tenta invano di mettere in atto strategie di soluzione al problema alla luce dell'esperienza pregressa.
    Così lui agisce in risposta alla situazione precedente aspettandosi che lei reagisca come nella situazione precedente, mentre anche lei agisce in risposta alla reazione precedente.
    "Che cosa succede", si chiedeva Bateson, "se le informazioni relative al funzionamento del sistema si reinseriscono nel sistema e diventano parte della comunicazione che circola in esso?".
    Beh, la risposta sembrerebbe essere: "Un gran casino incontrollabile".
  5. Una almeno parziale possibilità di cambiamento del circolo vizioso può verificarsi solo se si valutano a un tempo i singoli passi del processo, la loro combinazione reciproca e gli esiti complessivi del tutto assemblato.
    D'altra parte, in un mondo organizzato in forma di sequenze causali circolari, se una cosa va bene, spesso (anche se non sempre) avrà buone possibilità di andare sempre meglio.
    L'importante è allora farla andare bene, se possibile ai suoi inizi.
    Come?

Crea il circolo virtuoso

Questi sono i passi necessari a cambiare il circolo vizioso.
  1. Individua il passo problematico più a monte di SP che sia di tua responsabilità (quello nel quale sei tu ad agire) (SI = situazione iniziale).
    Si tratta ora di cambiarlo e di valutare che cosa succede.

cdc4

  1. Per cambiarlo, inizia a chiederti: "Che cosa desidero ottenere agendo come agisco in SI?".
  2. Se la risposta che ti dai (R1 = risultato 1) si riferisce ad un risultato che non è moralmente accettabile o che stimi poco utile al buon funzionamento della relazione (ad es. "Voglio fargli del male"), chiediti di nuovo: "E che cosa desidero ottenere di ancora più importante, conseguendo  R1?".
    Puoi ripetere la domanda più volte, fino a trovare dentro di te un risultato accettabile (RX) (nell'esempio di cui sopra potresti risponderti: "Voglio fargli del male perché voglio vendicarmi" e poi "Voglio vendicarmi perché mi consideri").
    Scrivi R1 o RX (l'obiettivo accettabile) sul foglio più piccolo, in alto.
  3. Chiediti: "In quali altri modi posso ottenere R1 (o RX)?" (Sempre in riferimento all'esempio di cui sopra: "In quali altri modi posso ottenere che lui mi consideri?".
    Lasciando libero sfogo alla fantasia, individua almeno altre 10 possibili maniere di comportarti in SI e scrivile sul foglio piccolo sotto R1.
  4. C'è qualcuno di questi modi di comportarsi che è altrettanto se non più valido, efficace e facile da attuare rispetto a quello che di solito usi in SI?
    In riferimento all'esempio presentato più sopra, potresti individuare tale comportamento nel fatto di esporre le tue idee all'altro con un linguaggio per lui comprensibile o rivolgendoti a lui in un momento in cui è rilassato.
    Se non riesci a trovare modi validi, ripercorri i passi 4 e 5, fino a individuarne uno.
  5. Riportalo su biglietto (SN).
    Sovrapponi il nuovo biglietto a SI (puoi attaccarlo con una striscia di scotch in alto, in modo da poterla sollevare, stile "tendina").
  6. Valuta ora come si modifica la sequenza di eventi dopo che ne hai modificato il passo iniziale.
    Prova a scrivere biglietti che descrivano le nuove situazioni originate dal cambiamento effettuato (SN+1, +2, +3, ecc.) e sovrapponile ai biglietti del cerchio iniziale, così:

cdc5

  1. Se il problema non si risolve o se in alcuni punti si mantengono o emergono tuoi modi di fare che alimentano il problema (o ne creano di nuovi), ripeti la procedura descritta in questa finestra (dal passo 4) o applicala dall'inizio a partire dal passo più a monte (che sia di tua responsabilità) della nuova sequenza da cambiare.
  2. E adesso non ti resta che sperimentare la nuova strategia nella realtà e verificare se funziona.
    Se non funziona, qualunque altro comportamento avrà di sicuro maggiori probabilità di funzionare.
Complicato?
Lo so.

Per aiutarti, ecco l'esito del processo nel gruppo dell'esempio.
I due passi sui quali la coppia scelse di operare furono questi:
coppia3
Lui, nel pensare a riposarsi, intendeva rilassarsi (R1), mentre lei, stando male, voleva motivarsi a rimettere in ordine (R1).
Ora, vi sono molte maniere per rilassarsi e per motivarsi.

Questa fu la strategia per rilassarsi scelta da lui e questi i passi successivi che emersero dal cambiamento del passo iniziale...

coppia4

... e questo il modo di motivarsi scelto da lei, con il relativo cambiamento di sequenza...
coppia4a

A lei fu necessario cambiare anche il passo 7 del circuito, perché intendeva coinvolgere lui nelle pulizie di casa e doveva trovare un modo più valido di farlo che non urlandogli addosso: è noto che le persone agiscono anche se sgridate o picchiate, ma non lo fanno col massimo dell'entusiasmo. Insomma, la vecchia storia delle mosche, dell'aceto e del miele...

Infine, alcune notazioni per concludere.
  1. I due diagrammi evidenziano l'importanza della componente "C" nella creazione di circoli virtuosi relazionali (per favorire l'evoluzione di relazioni cui si tiene, è importante creare un contesto che offra molte occasioni di provare sensazioni positive).
  2. E sembrano confermare (i due diagrammi, intendo) quanto Carlos Castaneda faceva dire al suo maestro don Juan Matus, da qualche parte in uno dei suoi libri, e cioè che l'impegno necessario a essere indulgenti con se stessi è pari quello necessario a essere impeccabili.
    Condivido.
    L'importante è capire che cosa si vuole ottenere.
  3. E capire che cosa si vuole ottenere è fondamentale perché solo se lo scopo sarà abbastanza valido (ad esempio "vivere un bel rapporto con la mia compagna/il mio compagno e mantenerlo"), io sarò in grado di sopportare la fatica e le difficoltà inevitabilmente richieste dal raggiungimento dello scopo.
    Per questo è importante chiedersi "Che cosa desidero ottenere?" e trovare risposte che ci soddisfino pienamente.
  4. L'unica cosa che manca per essere impeccabili é avere la freddezza e la lucidità indispensabili per rendersi conto di quello che non funziona e il coraggio (e la voglia) di cambiarlo.

Procedura per gruppi

Per svolgere l'esercizio è necessario che il gruppo sia coordinato da un facilitatore e che siano a disposizione alcuni semplici materiali: 1 lavagna o 1 cartellone (anche 50X70) circa 200 foglietti di carta (1/4 di A4), un altro cartellone, più grande (almeno 100X70), e un foglio formato A3, penne (1 a partecipante), un pennarello colorato e scotch.

Il primo passo dello schema consiste nell'individuare il circolo vizioso sul quale intervenire.

E' importante che il gruppo selezioni la difficoltà sulla quale lavorare tramite una procedura di decisione consensuale.
  1. Ciascuna persona pensa ad una situazione relazionale (di gruppo o legata all'organizzazione), poco piacevole e nella quale il gruppo o l'organizzazione si trovano sistematicamente impelagati senza volerlo.
  2. Ciascuno scrive la situazione su foglietto (anonimo).
    E' importante che la situazione sia espressa nella maniera più completa possibile (chi fa, pensa o prova che cosa in quale maniera specifica).
  3. I biglietti sono raccolti dal facilitatore e re-distribuiti a caso al gruppo (1 a partecipante).
  4. Ciascuna persona legge al gruppo il biglietto che le è capitato.
  5. I contenuti dei vari biglietti sono riportati dal facilitatore su lavagna o cartellone, sintetizzando in un'unica voce contributi riguardanti la medesima situazione.
  6. Il gruppo vota le varie voci (tutti votano su tutto, per alzata di mano).
  7. La voce che riceve più voti è la situazione sulla quale lavorare.
  8. La si riporta, nella maniera più completa possibile, su biglietto e la si attacca su cartellone (in basso, centrato - cfr disegno).
    Per semplificare, chiamerò SP la situazione di partenza.
cdc1

So che la tecnica è complessa.
Così, per facilitarne la comprensione, nelle pagine seguenti presenterò l'analisi di un caso concreto.

Nel corso del 2004 ebbi modo di lavorare con un'équipe di insegnanti su un problema che loro vivevano in classe. Dopo lunga discussione giungemmo a individuare la situazione problematica sulla quale intendevamo intervenire:

i bambini in classe, durante i momenti di discussione libera, sono incontrollabili.

Individua il circolo vizioso

A questo punto si tratta di individuare le componenti del circolo vizioso.

Il gruppo è invitato a rispondere alla seguente domanda:
  1. Che cosa succede prima di SP? Di nuovo è importante dettagliare chi fa, pensa o prova che cosa in quale maniera specifica.
  2. Quanto emerge (SP-1) è riportato su biglietto.
  3. Di nuovo il gruppo si chiede "Che cosa succede prima di SP-1?"
  4. Emergerà un'altra situazione (che chiameremo SP-2, precedente a SP-1), sempre da riportare su biglietto.
  5. La procedura può essere ripetuta per altre 4/5 volte, fino che si avrà una descrizione completa dei fatti che precedono SP.
  6. Prima di procedere, è importante verificare se sono stati individuati tutti i passi a monte della situazione problematica e aggiunti eventuali passi mancanti.
  7. Ora il gruppo valuta se l'ordine col quale questi si susseguono é giusto o se va corretto in qualche punto.
  8. Una volta che il gruppo é giunto ad un accordo sulla sequenza, i biglietti possono essere riportati sul cartellone, disposti a semicerchio, a sinistra di SP (il più anteriore nel tempo è più lontano da SP) e uniti da frecce che vadano dal fatto precedente a quello successivo, così:
cdc2
Nell'équipe dell'esempio, non riuscimmo ad applicare la tecnica così come descritta: le insegnanti erano troppo coinvolte perché si potesse adottare una metodologia formalizzata.
Tuttavia, ricostruendo la discussione (e ricordandomi di una lezione che provai a tenere io in classe), penso si possa ricostruire i passi a monte del circuito ricorsivo in questo modo:

classe1

Completa il circolo vizioso

Ora, per determinare gli eventi seguenti a SP, si procede in questo modo:
  1. Il gruppo risponde alla domanda:
    "Che cosa avviene dopo SP? Chi fa, pensa o prova che cosa in quale maniera specifica?"
  2. Si otterrà SP+1, successiva a SP, da riportare su biglietto.
  3. Di nuovo il gruppo si chiede: "Che cosa succede dopo SP+1?"
  4. La situazione SP+2 che emergerà sarà riportata ancora su biglietto.
  5. La domanda può essere ripetuta per altre 4/5 volte, fino ad avere una descrizione completa dei fatti che seguono SP.
  6. A questo punto dovrebbe risultare evidente che un fatto successivo a SP corrisponde a un fatto precedente ad essa.
    E' stato individuato l'anello che salda il circolo vizioso.
    Se così non fosse, si ricercano altri fatti a monte o a valle di SP finché non si individua il punto di congiunzione tra le due sequenze.
    Se ancora non lo si individua, c'è un problema di punteggiatura (può essere che due fatti simili non siano riconosciuti come tali, o che il fatto in questione è posto in atto da soggetti diversi da quelli considerati in altre fasi della sequenza - e questo è indice di un sistema, un po' più complicato da formalizzare, nel quale gli attori si scambiano di volta in volta i reciproci ruoli nella relazione).
    Oppure il problema in questione non può essere analizzato con questo schema.
  7. Prima di procedere, è importante verificare se tutti i passi a valle della situazione problematica sono stati individuati e aggiungere eventuali passi mancanti.
  8. Ora si valuta l'ordine col quale i fatti si susseguono. E' giusto o va corretto in qualche punto?
  9. Una volta che il gruppo è giunto ad un accordo sui fatti della sequenza e sulla loro combinazione, si riportano sul cartellone i biglietti con i passi a monte, disponendoli a semicerchio a destra del biglietto con la descrizione di SP (l'ultimo in ordine di tempo è il più lontano da SP).
    Li si unisca con frecce che vanno dal fatto precedente a quello successivo.
    Non è necessario riportare di nuovo il biglietto riguardante il fatto che chiude il cerchio, né quelli successivi, che in teoria dovrebbero ricalcare la sequenza di quelli precedenti.
    Ne dovrebbe derivare qualcosa di simile:

cdc3 E questo dovrebbe essere, se la memoria non mi inganna, il circuito ricorsivo completo del problema analizzato con le insegnanti dell'équipe dell'esempio:

classe2

Solo un breve commento al diagramma.
  1. Diversamente che nel caso della coppia analizzato nell'altro "ramo" della presentazione della tecnica, in questo caso ci troviamo di fronte ad un sistema stabilizzato. Il circolo vizioso continua così da diverso tempo, senza importanti cambiamenti.
    L'unica variazione significativa è che aumenta progressivamente il livello di stress, di stanchezza e di demotivazione di alunni e insegnanti.
    Una delle docenti dell'équipe, al termine dell'anno scolastico, avrebbe deciso di chiedere il trasferimento ad altra sede.
  2. Forse ho caricato i toni per rendere più espressiva la presentazione del problema. Tuttavia credo che la rappresentazione del circolo vizioso sia abbastanza realistica.
    Non c'è che dire: un bell'inferno.
    Vorrei solo far notare come l'atteggiamento comprensivo delle docenti (l'apertura di momenti di dialogo per discutere di problemi comuni, una strategia da manuale del perfetto educatore) ottenga l'esatto contrario rispetto a quanto desiderato e come, in un certo qual modo, le insegnanti cadano nella "trappola" inconsapevolmente tesa loro dai bambini: chi di noi adulti non interverrebbe a richiamare un alunno che fa confusione?
    Eppure sembra essere proprio questo comportamento ad alimentare il problema. I bambini problematici ottengono l'attenzione delle docenti, quelli tranquilli sono ignorati.
    Un classico esempio di come, nei processi comunicativi, possa talvolta capitare che gli eventi si svolgano secondo modalità del tutto controintuitive.
    Non è sempre così.
  3. Altro effetto sicuramente non voluto dalle docenti è che il loro comportamento risolutivo (l'urlataccia per ottenere silenzio), attuato in maniera ripetitiva, crea (o alimenta) un modello relazionale nel quale ha ragione il più forte, chi urla e può imporre le sue opinioni. Niente di strano che i più ambiziosi dei ragazzi adottino proprio questo modo di fare per farsi valere.
    Un detto afferma che la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni.
    Beh, considerando il problema in questione, la cosa sembrerebbe vera, almeno per questo specifico inferno relazionale.
    E tutto ciò sembra avvenire non esattamente a causa dell'intrinseca malevolenza del cuore umano, ma per la complessa natura reticolare del mondo nel quale viviamo. 
Meglio cercare alcune soluzioni, vero?

Crea il circolo virtuoso

A questo punto si può provare a modificare il circuito di retroazione.
  1. Si individui il passo problematico più a monte di SP che sia di responsabilità del gruppo, o di persone presenti nel gruppo (quello nel quale sono il gruppo o tali persone ad agire) (SI = situazione iniziale).
    Si tratta ora di cambiarlo ugualmente per valutare che cosa succede.

cdc4

  1. Il gruppo o le persone in questione si chiedono "Che cosa desidero/desideriamo ottenere agendo come agisco/agiamo in SI?".
    Per convenzione denominerò la risposta che si ottiene con la sigla "R1" (= risultato 1).
  2. Se risposta  che si ottiene non è moralmente accettabile o è poco utile al buon funzionamento della relazione in questione (ad es. "Eliminare fisicamente un competitore"), il gruppo o le persone interessate si chiedano di nuovo: "E che cosa desidero ottenere di ancora più importante, conseguendo  R1?" (ad es. "Avere successo" - "Sopravvivere").
    La domanda può essere ripetuta più volte in riferimento alla risposta che ci si è dati, fino ad ottenere un risultato accettabile (RX). La si scriva sul foglio più piccolo, in alto.
  3. Si chieda al gruppo: "In quali altri modi è possibile ottenere R1 (o RX) ("Avere successo" o "Sopravvivere"?").
    Si lasci libero sfogo alla fantasia e si individuino almeno altre 10 diverse maniere di comportarsi in SI. Le si scriva sul foglio sotto R1 (o RX).
  4. Il gruppo e le persone in questione valutino se c'è qualcuno di questi modi di comportarsi che è altrettanto se non più valido, efficace e  facile da attuare rispetto a quello che di solito è utilizzato in SI.
    Se la risposta è negativa, si ripercorrano i passi 4 e 5, fino a trovarne uno valido.
  5. Individuato almeno un modo valido di comportarsi (SN), lo si riporti su biglietto.
    Si sovrapponga il nuovo biglietto a SI (può essere attaccato con una striscia di scotch in alto, in modo da poterla sollevare, stile "tendina").
  6. Il gruppo valuti ora come si modifica la sequenza di eventi dopo che ne è stato modificato il passo iniziale.
    Si scrivano biglietti che riportino le nuove situazioni originate dal cambiamento effettuato (SN+1, +2, +3) e li si sovrapponga ai biglietti del cerchio iniziale.

cdc5

  1. Se il problema non si risolve o se in alcuni punti si mantengono o emergono modi di fare delle persone presenti o del gruppo che alimentano il problema (o ne creano di nuovi), si ripeta la procedura descritta in questo riquadro o la si applichi a partire dal passo più a monte (che sia di responsabilità delle persone presenti) della nuova sequenza disfunzionale originatasi.
  2. E adesso non resta che sperimentare la nuova strategia nella realtà e verificare se funziona.
    Se non funziona, qualunque altro comportamento avrà di sicuro maggiori probabilità di funzionare.

Quali soluzioni si individuarono nell'équipe dell'esempio?
Come ho già anticipato, la discussione fu lunga e gli esiti incerti. Comunque, dopo arduo dibattito e faticosa ricerca, giungemmo a individuare i due passi problematici del cerchio sui quali intervenire, questi:


classe3
Col primo passo le insegnanti volevano aumentare le competenze relazionali (e in particolare argomentative) degli alunni e con il secondo limitare il comportamento disturbante dei ragazzi (R1).
E questi furono i cambiamenti che io proposi alle docenti, riuscendo a convincerle solo in merito al primo passo (la strategia di soluzione al secondo passo, una classica strategia di cooperative learning, era forse un po' troppo controintuitiva).


classe4
Per le conclusioni standard alla validità della tecnica, rimando a quanto già esposto in precedenza

In questa sede mi limito a segnalare che, probabilmente, anche l'applicazione di entrambe le strategie non avrebbe sortito una soluzione definitiva al problema (vi erano componenti contestuali sulle quali era necessario intervenire: la relazione tra insegnanti e genitori e tra alcuni genitori e i loro figli; inoltre alcuni bambini avevano secondo me bisogno di un supporto terapeutico individualizzato).
Lo schema è tuttavia interessante perché permette di capire quali sono le competenze al lavoro di gruppo richieste ai docenti, per lo meno in riferimento all'attività didattica.
E il cooperative learning, a questo riguardo, può fornire alcuni strumenti davvero interessanti.

 

 

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