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L'Albero dei problemi

Di: Sandro De Toni

Due strumenti pratici di Problem Solving e Project Management, spiegati ed esemplificati in maniera chiara ed efficace

 

Certe volte il cerchio del cambiamento non è sufficiente  a cogliere nel dettaglio e nel complesso le caratteristiche di problemi il cui darsi è dovuto all'intervento di molti fattori.

In questi casi può essere utile l'albero dei problemi, una tecnica impiegata dalle grandi istituzioni internazionali (Unione Europea, Governi) per la progettazione di azioni e di cui io uso una versione modificata e semplificata negli interventi di consulenza e formazione.
 
Si tratta di una tecnica che consente di trasformare i problemi in soluzioni e queste in una strategia di azione ben definita, con tanto di obiettivi e indicatori di verifica.
Come tutte le tecniche di progettazione, essa comprende:
  • una prima fase di definizione della situazione attuale (albero dei problemi vero e proprio)
  • una seconda fase di definizione della situazione desiderata (albero delle soluzioni)
  • una terza fase di definizione della strategia che consenta di passare dalla situazione attuale alla situazione desiderata (quadro logico).
Prima di partire con la prima fase, è necessario scegliere il problema sul quale lavorare.

Scelto il problema, lo si riporta su di un foglietto nella forma più completa possibile. Soggetto, verbo e complementi della frase devono descrivere chi fa o subisce che cosa in quale maniera specifica. La frase deve essere formulata in forma positiva (non deve contenere negazioni, nemmeno implicite). In caso contrario si sta evitando di pensare alla situazione problematica e ci si sta già orientando alla soluzione, col rischio di non capire quale sia il problema effettivo o di "risolvere una soluzione".

Ad esempio, in una scuola con cui mi capitò di operare nel corso dell'Anno Scolastico 2004/2005, gli insegnanti decisero di lavorare sul problema:

"I ragazzi in classe sono demotivati e disturbano".

Crea i nodi dell'albero

La fase successiva della tecnica prevede che si individuino i fatti "causa" o i fatti "effetto" collegati al problema dato.

La tecnica in questa fase prevede che si lasci vagare liberamente la mente (o lanciare il gruppo in una discussione "a briglia sciolta", o brainstorming), facendo emergere tutti i fatti collegati al fatto "problema".

Ciascun fatto è riportato su cartellino (1 fatto - 1 cartellino), ancora una volta nella maniera più completa possibile (chi fa o subisce che cosa in quale maniera specifica) e in forma positiva (altrimenti, di nuovo, si sta sfuggendo al problema e si stanno anticipando soluzioni).

Nella scuola dell'esempio alla pagina precedente, questi furono i contenuti dei cartellini elaborati dagli insegnanti:
  • Lo stipendio degli insegnanti è basso
  • Gli insegnanti sono poco motivati.
  • Gli insegnanti hanno poco tempo per programmare.
  • Gli alunni stranieri spesso non capiscono quanto viene loro comunicato.
  • Le azioni didattiche si rivelano poco efficaci.
  • Gli studenti molto bravi e quelli con importanti difficoltà hanno poche occasioni di apprendimento loro dedicate.
  • Gli insegnanti dedicano più attenzione agli alunni migliori.
  • Gli studenti più bravi e quelli con importanti difficoltà sono oggetto di un numero insufficiente di azioni didattiche.
  • La proposta di studio è unica per tutti gli studenti.
  • Gli insegnanti comprendono l’importanza della programmazione individualizzata, ma non riescono ad attuarla.
  • Gli insegnanti hanno competenze insufficienti nel lavoro di gruppo.
  • Gli studenti hanno livelli eterogenei quanto a conoscenze e competenze.
  • Le classi sono numerose.
  • Molti ragazzi nelle classi sono iperattivi.

Crea i rami dell'albero

Ora si tratta di disporre i vari fatti collegati al problema secondo il reciproco rapporto casuale.
Quale fatto causa quale altro?

Nel fare questo, è importante disporre i biglietti secondo un preciso ordine, prima di tutto identificando il senso del flusso causa-effetto [ad esempio cause delle cause (Cc) a sx - appena a dx le cause (C) - al centro i problemi (P) - appena a dx gli effetti (E) e appena a dx di questi gli effetti degli effetti (Ee), in modo che il flusso causale vada da sx a dx].

E' inoltre importante che i vari livelli causali siano tra loro allineati. Altrimenti le fasi successive non si svolgeranno con la dovuta fluidità.

Individuata la sequenza causale, non resta che incollare i vari cartellini su cartellone secondo l'ordine individuato e collegare tra loro cause e effetti con frecce che vadano dalle cause agli effetti.

E' di estrema importanza individuare in questa fase gli effetti che operano sulle cause.
In tal modo si individuano i circuiti di retroazione che determinano il permanere del problema e che, modificati, possono trasformarsi in circoli virtuosi.

Insomma, alla fine si dovrebbe ottenere qualcosa del genere:

ap1

Questo è l'albero dei problemi che si ottenne nella scuola cui faccio cenno nelle pagine precendenti (il flusso causa-effetto procede, in questo caso, dall'alto al basso).

albpro

Inquietante, vero?
Un processo che si autoalimenta e genera iperattività negli alunni e demotivazione negli insegnanti...
Forse, giusto per dissipare l'inquietudine, è meglio passare subito all'albero delle soluzioni

Crea l'albero delle soluzioni

Creare l'albero delle soluzioni è relativamente semplice.

Si devono solo considerare i fatti "problema" uno a uno e li si deve sostituire, uno a uno, con situazioni realistiche che renderebbero migliore il quadro generale.

Anche in questo caso, è di estrema importanza formulare i fatti "soluzione" in forma positiva. Altrimenti, nella fase successiva, o non si saprà che risultato ottenere o, peggio, si programmeranno problemi.

Così, se gli insegnanti dell'esempio avessero formulato il fatto soluzione relativo al problema nella forma "i ragazzi non sono irrequieti in classe", prima di tutto non avrebbero saputo nulla della situazione auspicata (come è importante che siano i ragazzi, invece che irrequieti?), e avrebbero anzi programmato la loro mente inconscia a creare irrequietezza nei ragazzi.
Avete presente l'esempio del genitore benintenzionato che urla al proprio figlio "Non cadere!" e quello precipita? Ecco...

Comunque il risultato finale dovrebbe essere qualcosa di simile:

ap1

La "S" davanti agli indici del disegno precedente sta per "Soluzione".

Questo è l'albero delle soluzioni creato dagli insegnanti nella scuola dell'esempio. il flusso causa-effetto procede sempre dall'alto al basso.

albpro

Già meglio...
Tuttavia è necessario ancora un passo, prima di poter stabilire la strategia di intervento.

Individua la strategia di intervento

Il passo ulteriore è necessario perché non è detto che tutte le soluzioni individuate possano essere attuate da chi sta analizzando il problema e vuole impegnarsi a risolverlo.

Sarà quindi necessario che la persona o il gruppo che si faranno carico dell'azione selezionino le soluzioni che ritengono di poter far ricadere sotto la loro responsabilità.
La procedura prevede che si individuino i fatti "soluzione" che si ritiene di poter implementare e che, se questi appartengono alle medesime linee causali, li si isoli dal resto dell'albero circondandoli con un diagramma di Venn.

Scritto così, sembra complicato.
In realtà la cosa è semplice.
Poniamo che si ritengano attuabili le soluzioni Scc1 - Scc2 - Sp1 - Sc2 - Se1.
Esse appartengono a due distinti flussi casuali: Scc1 - Sc1 - Sp1 - Se1 e Scc2 - (Sc1 + Sc2) - Sp1 - Se1.
Possono quindi essere isolate dal resto del diagramma tramite una linea chiusa tracciata loro intorno, più o meno così.

ap2st

Gli insegnanti della scuola dell'esempio, tra le soluzioni immaginate, individuarono queste come realistiche.

albsolst


La parte del problema su cui gli insegnanti ritengono di poter intervenire è purtroppo limitata e le loro possibilità di ridurre l'incidenza del problema parziali.
Vi sono infatti componenti di motivazione personale e fattori legati alle condizioni o alle caratteristiche degli alunni che influenzeranno il processo limitandone la possibile trasformazione.

Con questi dati è comunque già possibile iniziare a stabilire un piano d'azione.

Definisci l'azione

Per definire il piano d'azione è necessario identificare:
  • obiettivo specifico (il risultato che si intende conseguire)
  • risultati attesi (i risultati intermedi che consentiranno di raggiungere l'obiettivo specifico)
  • attività (le "cose da fare" perché si diano risultati attesi e obiettivo specifico).
Individuare queste componenti del piano d'azione è semplice.
Si deve solo tornare all'albero delle soluzioni e suddividerlo a "fette verticali", in questo modo
 

ap3

  1. L'obiettivo specifico sarà la soluzione più "a valle" nel flusso causa-effetto tra le soluzioni che intendiamo realizzare.
  2. Il o i risultati attesi sono la o le soluzioni che vengono appena prima nel flusso.
  3. Le azioni sono le soluzioni che verranno appena prima.
  4. L'obiettivo specifico influenzerà il raggiungimento dello o degli obiettivi generali (anche se non sarà nostro impegno conseguirli).
Il piano d'azione del nostro albero delle soluzioni (in versione formale) sarà allora il seguente.

Obiettivi generali
  1. Oge1
  2. Oge2

Obiettivo specifico
  1. Ose1

Risultati attesi
  1. Rap1

Azioni
  1. Acc1
  2. Acc2
  3. Ac1
  4. Ac2 (meglio se proprio in questo ordine).

A conclusione di questa sezione è opportuno notare che:
  • E' sempre meglio stabilire 1 solo obiettivo specifico (altrimenti l'azione potrà risultare troppo complessa e poco verificabile).
    Nel caso si diano due obiettivi specifici, è possibile o verificare se "a valle" (nella zona di Og) c'è una soluzione che possiamo assumerci la responsabilità di realizzare, o "fondere" i due obiettivi in uno con un artificio retorico, o predisporre due distinti piani d'azione.
  • Il raggiungimento del nostro obiettivo specifico ci permetterà di raggiungere i soli obiettivi generali Og1 e Og2. Le soluzioni See1 e See2 non saranno influenzate dal nostro piano d'azione.
  • Al di fuori dell'area rossa vi sono "soluzioni" che non abbiamo  inserito nel progetto. Nello schema le ho fatte precedere dall'indice C.
    Si tratta di situazioni che influenzeranno la soluzione del problema e che quindi devono essere tenute in conto da chi opera per il cmbiamento (in termini tecnici sono dette "condizioni").
    Nel nostro piano d'azione solo Ccc3 rientra nei rami del flusso causa-effetto sul quale intendiamo operare. A meno che Ccc3 non si dia da sè, dovremo o trovare qualcun altro che si faccia carico della sua attuazione o inserirla nel progetto, magari riformulandola, perché altrimenti l'esito della nostra azione potrà essere compromesso. Solo se si daranno Acc2 e Ccc3 si daranno Ac2, Ra1 e Ose1.
  • Tutte le altre condizioni sarebbero importanti se volessimo raggiungere See3 e See4. Ma, dato che riteniamo di non poterlo fare, non le prenderemo nemmeno in considerazione.
  • Ovviamente, se ritenessimo di conseguire solo parti di "rami" dell'albero delle soluzioni (ad esempio, Acc1, Ac2 e Ose1) la nostra azione avrebbe un effetto minimo.
    Meglio dedicarsi ad altro.
    O fare un corso di empowerment: le nostre effetive capacità sono sempre maggiori ripetto a quanto immaginiamo.
  • Credo si sia capito, a questo punto, perché è importante disporre nel corretto ordine cause ed effetti nell'albero dei problemi. Una scarsa attenzione in quella fase complicherebbe eccessivamente il lavoro di individuazione della strategia d'intervento.
E ora credo sia il caso di tornare al nostro esempio.

Vedi l'esempio

Per identificare la strategia d'intervento scelta dagli insegnanti dell'esempio, prima di tutto cerchiamo l'obiettivo specifico.
Eccolo.

albsolins

Il resto viene da sè.

albsolins2

A questo punto siamo in grado di definire il piano d'azione degli insegnanti così come emerge dall'albero delle soluzioni.


Obiettivi generali

1. Gli alunni stranieri capiranno quanto viene loro comunicato.
2. Gli alunni più bravi e quelli con importanti difficoltà saranno oggetto di un maggior numero di azioni didattiche.
3. Gli studenti molto bravi e quelli con importanti difficoltà avranno occasioni di apprendimento loro dedicate.
4. Gli insegnanti dedicheranno attenzione agli alunni per cui è necessaria.


Obiettivo specifico

1. Esisteranno proposte di studio diversificate almeno per alcuni alunni.


Risultati attesi

1. Gli insegnati comprenderanno l'importanza della programmazione individualizzata e riusciranno ad attuarla almeno in parte.


Azioni

1. Acquisire competenze sulle tecniche di gruppo.
2. Dedicare tempo alla programmazione nei consigli di classe.


Dando anche solo un rapido sguardo all'albero delle soluzioni, si possono individuare alcuni aspetti interessanti.
  • L'azione è putroppo parziale e avrà un'efficacia solo limitata. Per sperare in migliore sorte, gli insegnati dovrebbero occuparsi anche della loro stessa motivazione e dell'irrequietezza dei ragazzi (Quali ne sono le cause? Che cosa renderebbe gli insegnanti motivati e i ragazzi tranquilli?).
    In particolare la questione relativa ai ragazzi nasconde una vera e propria "voragine" di aspetti problematici la cui adeguata gestione potrebbe migliorare di molto la qualità della vita in classe.
  • Gli insegnanti possono comunque già utilizzare l'albero delle soluzioni come mappa per ottimizzare le poche risorse a loro disposizione.
    Ottengono il risultato sperato?
    Se sì, bene.
    Se no, tramite la programmazione congiunta possono valutare le strategie impiegate e cercare strade alternative per il raggiungimento dell'obiettivo prefissato.
    Inoltre sanno che cosa stanno cercando [più tempo per programmare e modalità più efficaci di gestione del gruppo (insegnanti o alunni?)] e potranno trovarlo anche ricorrendo ad altre fonti (manuali, esperienze di altre scuole).
    Il circolo vizioso, così modificato, ha in sè i presupposti per diventare virtuoso.
  • Ciò può avvenire però solo se si è in grado di valutare l'efficacia dell'azione. E questo è possibile solo se si è dotati di un sistema di valutazione dell'azione.
Il quadro logico, l'ultimo passo della metodica, consente di integrare strategia d'intervento, condizioni e parametri di verifica in un unico diagramma.

Crea il quadro logico

Ecco come si crea il quadro logico.

Si tratta solo di inserire i dati relativi alla strategia d'azione in un quadro simile al seguente e poi completarne la compilazione come indicato nelle relative caselle.

Strategia d'azione
Criteri di verifica
Strumenti di verifica
Condizioni
Obiettivo generale
No valutazione
No valutazione

Obiettivo specifico
Dati percepibili che dimostrano
il raggiungimento dello
obiettivo specifico
Strumentazione
che consente la valutazione

Risultati attesi
Dati percepibili che dimostrano
il raggiungimento dei
risultati attesi
Strumentazione
che consente la valutazione
Condizioni
al livello dei risultati attesi
Azioni
Report delle azioni
Pezze giustificative
delle spese supportate
per l'azione
Condizioni
al livello delle azioni



Precondizioni


Il quadro logico del nostro albero delle soluzioni formale sarebbe il seguente:

Strategia d'azione
Criteri di verifica
Strumenti di verifica
Condizioni
Obiettivi generali
Oge1 - Oge2
No valutazione
No valutazione

Obiettivo specifico
Ose1
Dati percepibili che dimostrano
il raggiungimento dello
obiettivo specifico
Strumentazione
che consente la valutazione

Risultato atteso
Rap1
Dati percepibili che dimostrano
il raggiungimento dei
risultati attesi
Strumentazione
che consente la valutazione
Condizioni
al livello dei risultati attesi
Azioni
Ac1
Ac2
Acc1
Acc2
Report delle azioni
Pezze giustificative
delle spese supportate
per l'azione
Condizioni
al livello delle azioni



Precondizioni

Note al Quadro Logico:
  • Obiettivo generale, Obiettivo Specifico e Risultato Atteso: Secondo i manuali, nella forma "soggetto + participio passato del verbo". Io preferisco la forma "soggetto  + verbo all'indicativo futuro + complementi retti dal verbo"
  • Azioni: Nella forma "verbo all'infinito presente + + complementi retti dal verbo"
  • Condizioni al livello dei risultati attesi: Risultati attesi +  condizioni a livello dei risultati attesi danno l'obiettivo specifico
  • Condizioni al livello delle azioni: Azioni + condizioni a livello delle azioni danno i risultati attesi
  • Precondizioni: Risorse indispensabili per realizzare le azioni

Se si desidera vedere il quadro logico degli insegnanti dell'esempio,  si può passare alla  prossima videata.

Questo è Il quadro logico degli  insegnanti dell'esempio che ci ha accompagnato in questa esposizione.

Strategia d'azione
Criteri di verifica
Strumenti di verifica
Condizioni
Obiettivo generale
1. Gli alunni stranieri capiranno quanto viene loro comunicato.
2. Gli alunni più bravi e quelli con importanti difficoltà saranno oggetto di un maggior numero di azioni didattiche.
3. Gli studenti molto bravi e quelli con importanti difficoltò avranno occasioni di apprendimento loro dedicate.
4. Gli insegnanti dedicheranno attenzione agli alunni per i quali è necessaria.

No valutazione
No valutazione
Obiettivo specifico
1. Esisteranno proposte di studio diversificate almeno per alcuni alunni.
Gli alunni con maggiori difficoltà hanno un piano di studio personalizzato almeno nelle principali materie Portfolio degli studenti e
registro di classe

Risultati attesi
1. Gli insegnati comprenderanno l'importanza della programmazione individualizzata e riusciranno ad attuarla almeno in parte.
I consigli di classe sono dedicati almeno per un 30% del loro tempo alla programmazione individualizzata Verbali dei Consigli di classe Condizioni
al livello dei risultati attesi:
niente
Azioni
1. Acquisire competenze sulle tecniche di gruppo.
2. Dedicare tempo alla programmazione nei consigli di classe.

Report delle azioni Pezze giustificative
delle spese supportate
per l'azione
1. Gli studenti hanno livelli eterogenei quanto a conoscenze e competenze;
2. Le classi sono numerose;
3. I ragazzi nella classe sono tranquilli;
4. Gli insegnanti sono motivati.



1. Ci sono risorse economiche per la realizzazione della programmazione individualizzata, così come di corsi o di consulenze o per l'acquisto di testi;
2. La scuola mette a disposizione i locali per la realizzazione delle attività previste;
3. Gli insegnanti ricevono un adeguato stipendio.


Insomma, forse troppe condizioni con poche probabilità di verificarsi.
Che sia necessario agire sul livello politico dei problemi?


Comunque, l'esposizione della metodica è conclusa.

Che cosa?
E' complicata?
No, tutto sommato, con un po' di esercizio, è addirittura facile.
E, comunque, in un mondo complesso, è inevitabile che i cambiamenti richiedano
di imparare a governare, per quanto possibile, la complessità.
E l'albero dei problemi può essere di grande aiuto in questo.

Grazie di avermi seguito fin qui.

 

 

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